martedì, 10 maggio 2005
Non è certo un record (anzi...), ma mi piace sottolineare che al numero 5000 dei visitatori del blog corrisponde il BURUNDI
postato da: cielinesodo alle ore maggio 10, 2005 12:39 | Permalink | commenti (4)
categoria:cieliextra
giovedì, 21 aprile 2005

Ancora cieli diversi dal solito nell'ultimo, lungo week end. Cominciato con oltre un'ora di ritardo in pista, ad Amsterdam, tutti imbarcati a guardare fuori dal finestrino l' "elettricista" della KLM alle prese con l'ala destra e una lampadina anomala... E finito a letto con il termometro da allarme rosso, dopo che l'orecchio (sinistro) mi era scoppiato in testa durante la prima tratta di ritorno a casa.

Un'altra città d'acqua. Agli antipodi di Sydney, ma sempre con questo elemento visivo fra terra e cielo. I primi due giorni, di mattina, sono andato in giro senza mèta e senza cartina. Così come se fosse la mia città da scoprire in mezzo a chi ci vive, ci lavora, ci abita. Stoccolma, almeno per me, si associa immediatamente ad alcune "idee chiare e distinte". Il silenzio. Soprattutto nelle isole storiche, ma perfino nei locali e nei mezzi di trasporto. I ragazzi padre: mai visto tante carrozzine spinte da uomini nei parchi, per strada, nei centri commerciali. Ecco, bambini: tanti, piccoli, biondi (ma non solo), senza tanti italici mammismi. E un traffico diverso, non so come spiegarmi bene. Un traffico di gente, non di mezzi. Mobilmente teso all'essenza, non incolonnato verso il centro del nulla. Biciclette e piste ciclabili, isole pedonali, tram e metro, intercity ed Eurostar da turismo, bus o taxi a prezzi "in lire". Per le auto, invece, una specie di spirale a gimkana che allunga i percorsi eppure diluisce sempre bene il flusso. Infine, natura più che storia: vento, prati, mare, sole del nord, fiori, luna baltica, notte nera e pioggia sottile come nevischio.

Culturalmente, mi è rimasto impresso questo dove al quinto piano ho visto una mostra fotografica decisamente originale rispetto alle nostre immagini. C'è da non perdersi l'appuntamento artistico dell'anno al museo. Uno strano incrocio fra parco, zoo e ecoricostruzione indigena.

E adesso buonanotte

postato da: cielinesodo alle ore aprile 21, 2005 23:52 | Permalink | commenti (1)
categoria:cieliextra
lunedì, 11 aprile 2005

Il cibo, agli antipodi, non s'ingoia indifferentemente. E dentro i bicchieri, a volte, arrivano sorprese. Un mese a tavola in Australia deposita memoria papillare. E' un gusto ruminare con la memoria? Di certo, credo sia una chiave descrittiva del viaggio.

Premesso che spesso abbiamo mangiato in casa dei nostri ospiti (breakfast e dinner variegatamente europei, para-americani, inevitabilmente australiani) e che una volta ci siamo esibiti ai fornelli con la pasta "al ragù" (pentola troppo piccola, le nostre penne praticamente crude...) - per il resto a tavola è successo un po' di tutto. Assaggiato il canguro, tanto per cominciare. Bistecca, nel senso del filetto. Tre strati nel piatto. Necessariamente sanguinolenti: la cottura prolungata la trasforma in dura suola da scarpe. Sapevo che cosa mangiavo (eravamo in quel ristorante proprio per il canguro), non ho avuto scrupoli o remore. Devo dire che il canguro è buono, anche se ha un netto retrogusto leggermente dolciastro simile alla carne di cavallo. A me sembra più "duro" il gusto del cinghiale. E comunque il piatto valeva la bistecca...

A metà viaggio, invece, mi è venuta la nausea da fish & chips. Non è nelle mie corde gustative. Riconosco che è una soluzione efficace alla fame "turistica". A Manly Beach ho gustato fino in fondo (e non per fame...) la miglior abbinata di pesce e patatine: fritte con cura, senza traccia di olio, croccanti senza additivi, gustosi nell'economia del take away. A Port Macquire ho abbassato la saracinesca mandibolare, stretto i denti, chiuso l'esofago. Una montagna di calamari, seppie, pesce in versione para-industriale con la valanga di patatine surgelate ha fatto scattare la molla del rifiuto.

Sulla sedia "in" davanti al tovagliato ricercato in locali che pretendono riconoscimento, ho progressivamente arretrato la presunzione culinaria italica. A  Palm Spring, di fronte al-parco spiaggia ho "scoperto" il vino bianco neozelandese apprezzando il pesce. A Port Stephen, nel locale della cooperativa pescatori mi sono "sparato" due colpi di ostrica shot e un trancio di salmone niente male. A Byron Bay, in una scecie di vagone post-moderno che è il ritorante Olivo, ha preso consistenza la new cousine aussie. Nell'Hunter Valley - in una casa di campagna assai english style - mi sono arreso all'evidenza: da Robert si possono mangiare linguini e gnocchi praticamente italiani, anche se poi il conto lievita.

Pizza e pasta ovunque. Ma di tenore radicalmente diverso dalle nostre. La pizza è spesso all'americana, la pasta più che scotta pre cotta. Agli antipodi, meglio arrangiarsi in casa se non si vuol mettere mano al portafogli nel momento della nostalgia italica. In compenso, caffè (non solo Illy) decisamente intazzato come da noi. Cappuccini bollentissimi dovunque ed in qualunque preparazione. Per di più è stato impossibile spiegare che andava bene anche con metà latte a 2000° e l'altra metà completamente freddo. Al massimo, arrivava il cappuccino da ustione (a volte, anche alle dita...) con un micro bricco di latte freddo. Alla fine, ci è capitato di maturare un ostracismo gastrico nei confronti dei portoghesi. A dir la verità, siamo rimasti appesantiti da una rosticceria paesana con polli di Lisbona (forse) e menu McD australiano. Sta di fatto che nel quartiere portoghese di Sydney ci siamo rifugiati... in pasticceria, piuttosto che sederci in uno dei tanti locali dell'immigrazione lusitana.

Gli australiani bevono birra, come e più degli inglesi. Ma producono ottimo vino. Assaggiate bottiglie prima e dopo il pellegrinaggio nella loro contea vignarola. Meglio i rossi dei bianchi, tendenzialmente. Discutibili ancora gli spuamnti, frizzanti, para-champagne. Ma Verdelho e Cabernet-Merlot da fotografia e archivio, pur essendo io un quantitativo ignorante che non riconosce il profumo di bacche nel sottobosco di sequoie annusando il bicchiere rigorosamente ampolloso. Una giornata di assaggi a raffica ripaga della deviazione: vigne basse, paesaggi notevoli, atmosfera un po' toscana un po' austriacante, sorsi da oltre 13° e produzione "artigianale" misurata.

Il succo d'arancia, invece, si vende anche concentrato. Nel senso che una confezione da supermarket va allungata con due litri d'acqua. Bevuta così, naturalmente incapaci di comprendere lo spirito del marketing familiare australiano, fa un certo effetto. Restando ai liquidi, sciroppo d'acero per le apposite focaccine Usa e soprattutto GINGERBEER che sembra chissàche e si rivela una Schweps con tanto di etichetta uguale alla tonica al gusto di ginger. Fanno impazzire i bambini. Si assaggia (quasi) tutto. C'è di meglio sicuramente. Ma per noi alcolisti la vita in Australia è in salita. Bottiglie tassatissime dal governo. Si vendono negli appositi liquors shop. Vanno nascoste pubblicamente nei sacchetti di carta. Al bancone, cocktail deludenti: Negroni? Mai letto nelle liste. Il Martini nel fichissimo bar sulla marina zeppa di yacht ha l'oliva ma ha annacquato il gin. 

Ho sperimentato (non si dice così?) anche il thai, il viet e l'indiano-aussie. Più divertente l'osservazione dei consumi alimentari durante la mega-fiera pasquale nel parco olimpico. Cosce di maiale fritte con la salsa rossa in punta esibite come le mele da luna park. Zucchero filato in pacchi come fosse pop corn. Intorno al rodeo, stravince l'imitazione americana.

Dimenticavo l'antipasto italiano delle 17 aspettando il tramonto all'Opera House. E la "mozzarella" neozelandese che si taglia a fette ma resta lontana parente. In cambio, da Bruno spunta d'improvviso ricotta&pere che almeno è produzione di seconda generazione e conserva l'eco dell'originale campano. Come gli arancini di Dolcini più vicini alla Sicilia che all'imbastardimento indigeno.

A tavola, in Australia si cerca di imitare, importare, frullare l'etnicamente chic (italiano, francese, spagnolo) nel menù che imporrebbe un antipasto minimalista giusto per riattizzare l'appetito, un solo piatto forte di carne o di pesce con verdura, patate e quant'altro già servito, il dessert che può essere formaggio. Mediamente, con 30 dollari ci si nutre bene.

postato da: cielinesodo alle ore aprile 11, 2005 13:58 | Permalink | commenti (2)
categoria:australia, cieliextra
mercoledì, 06 aprile 2005

Impressioni australiane, dunque. "Stile di vita inglese in spazi americani" sintetizza la ragione di vita, scientificamente diagnostica. Ma agli antipodi è, davvero, un altro mondo. Intanto è... futuro anteriore: sempre più avanti di 8-10 ore (a seconda dei fusi e della legalità dell'orologio) rispetto al nostro vecchio continente. Poi soprattutto a Sydney si adocchia la volontà di spingersi oltre, avanti, più in là. Con l'architettura post-moderna tutta torri e sky line. E perfino con i ferry capaci di sgattaiolare sul pelo dell'acqua. O con la videosorveglianza che trova modo di accomodarsi anche in taxi (sarete fotografati...). Gli australiani hanno un passato da colonia di convicts da dimenticare, la colpa di aver espropriato e sterminato gli aborigeni da scontare e l'irrefrenabile volontà di calamitare progresso fra le sterminate foreste, deserti inabitabili e spiagge senza una sola sdraio.

E' la natura che si impone. dovunque. Mai visto nulla di paragonabile alla tempesta di lampi sul cielo di Sydney all'inizio di marzo. Poi il bush (che non è il presidente Usa, ma la foresta) che spunta sempre, avvolge tutto, si conserva e dilata l'orizzonte che non trova più una linea diversa dal verde di eucalipti variegati in centinaia di specie. Ancora: fiori tropicalmente eccezionali nelle tinte e macchie di colori che a distanza sembrano stampati in digitale. Se non basta, si passa ai volatili: dai piccioni bicolori a sfumature pastello ai pappagallini arcobaleno fino a corvacci simili ai viennesi e ad un ibrido (il nome? ah, saperlo) fra pellicano e flamigo che è un po' lo spazzino dovunque vive. E' scontato non dimenticare la potenza dell'oceano con onde che impediscono di nuotare e obbligano ad esercitarsi nel puntare i piedi nella sabbia. Acqua non così gelata come ci si aspetterebbe, salata più della nostra, a volte verdina a volte cobalto. Mare aperto, potente, che sempre si distingue dal cielo.

Ecco, i cieli d'Australia sono forse la memoria visiva indelebile. Dopo i lampi (con tuoni enormi, improvvisi e dilatati) resta l'eccezionale intensità di luce, nitore del colore, luminosità delle sfumature. Qui "parlano" e "raccontano" meglio e di più le foto che sto sempre aspettando. Albe e tramonti lì erano perfino più affascinantemente tratteggiati che nelle cartoline stereotipate. Eppure sono stati i cieli "normali" a fare presa. Nuvole bianche in corsa anche con il vento leggero. Nuvole grigie che alla fine hanno nascosto un mezzo arcobaleno al neon. Nuvole nere che non sempre scaricavano pioggia temporalesca, limitandosi ad oscurare il sole ma mai quella traccia di luce da altro mondo. I cieli nemmeno in riva al mare oceanico (e/o di Tasmania) si tuffavano lungo la linea di confine con le onde. E sopra il bush devono sgomitare per farsi vedere. Diventano un'opera d'arte nelle Blue Mountains: è l'effetto blu musicalmente tonale degli eucalipti che "spennellano" la roccia mentre la volta si specchia nell'intreccio del gioco dei riflessi. A Sydney, invece, c'erano cieli-canguro che saltellavano di baia in baia, di approdo in marina, di imbarco in porto, di grattacielo in villa. Vedrete e sarà meglio...

La prima puntata mi piace chiuderla con qualche link a caso: le immagini della mostra su Kirsh, personaggio che 70 anni fa ha vissuto una storia emblematica che ancora ci parla con i toni dell'attualità; il sito di un servizio pubblico davvero speciale capace di mandare in onda il multilinguismo d'Australia; la contea di bicchieri, botti, cantine e bottiglie; la mappa per girare anche virtualmente; un mito della palla ovale che ora fa capuccini nel suo negozio sportivo; il giornale di Sydney

postato da: cielinesodo alle ore aprile 06, 2005 13:17 | Permalink | commenti (1)
categoria:australia, cieliextra
martedì, 29 marzo 2005

Scrivo dal "cuore" di Sydney versione un po' luci rosse, un po' giovani all'avventura nel mondo, un po' vista sulla baia. Questa sarebbe un'edicola-cartoleria, in teoria. Ma con un solo dollaro australiano (il cambio ve lo vedete voi...) offre ILLIMITATO accesso alla rete, sia pure da Pci del pleistocene con tastiera Olivetti d'antiquariato. Cosi' posso riprovare ad aggiornare la spediazione australiana in forma di blog.

Dunque, prima di tutto stamattina (all'alba, cioe' alle 9, ma ormai mi sono abituato agli orari da antipodi) abbiamo fatto un bel giro - IN AUTO - al... cimitero di Sydney. E' una (quasi) sconfinata area a ridosso dell'Universita'. A spanne, grande come il Pere Lachaire (si scrivera' davvero cosi'???) di Parigi. Dal 1868, accoglie indistintamente tutti i morti e li ospita a seconda del credo religioso. In sostanza, a parte il cimitero di guerra, c'e' una zona per ogni fede: cattolici, protestanti, ebrei, musulmani, ortodossi, ma anche "indipendenti" e/o orientali nel senso di buddhisti o altro. Le tombe italiane spiccano nella parte cattolica: tombe di famiglia, tipo tempietto con piccola scalinata in marmo italico e disegno palladiano. E ci sarebbe da scrivere una tesi di laurea sull'emigrazione secolare. Le tombe indicano flussi dalla provincia di Reggio Calabria, dai paesi alle pendici dell'Etna e dalle zone interne della Campania. Nonni dei primi del 900, genitori del secondo dopoguerra, a volte figli morti giovani nati fra la fine dei 50 e gli 80. Confesso di non aver "battuto" vialetto per vialetto, palmo a palmo, Little Italy nella Necropolis di Sydney - purtuttavia non sembrava esserci traccia di italiani piu' a nord di Roma.

Poi c'e' stata l'avventura della restituzione (dopo circa 2500 chilometri) della Corolla con cambio automatico e volante a destra per la guida a sinistra incorporati. Dal cimitero al centro di Sydney. Prima tratta in scioltezza: bastava riprendere lo stradone e seguirlo in direzione della casa che ci ospita. Un paio di ponti, effettivamente. Ma tutto dritto. A quel punto, scatta la gimkana. Indicazioni maliziosamente anticipate da segnali messi apposta per sviare. Flusso di traffico non solo intenso, ma anche da "interpretare" a seconda se si vuol girare o meno. Qui tanto per dire si corre con i cartelli che ogni 200 metri ripetono che e' vietato girare a destra. In sostanza, chi sbaglia... strada paga salato l'errore. E infatti bisognava assolutamente non distrarsi in un paio di diramazioni prima e dopo l'attraversamento del mega-ponte di fronte a Harbour Bridge. Se si imbocca la via sinistra si finisce in bocca al ponte e direttamente dall'altra parte dalla baia, prima di potersi girare. Ultimo sforzo dentro il parco centrale della citta', seguendo la mappa e scrutando l'orizzonte fino ai grattacieli vicini al "garage". Tutto bene. Compreso il recupero dei 200 dollari australiani di deposito. (Fra parentesi, abbiamo scoperto che il prezzo dell'AVIS per noleggiare un'utilitaria molto piu' vicina alla Fiat 600 sarebbe stato esattamente piu' del doppio).

Ora (quasi le 11, un'ora seduti qui dentro) si prende il treno per forse andare allo zoo forse fare un altro giro in citta'. Domani e' gia' tempo di far la valigia, dopodomani si decolla nel pomeriggio. Moleskine-blog dall'Italia una volta assorbito il viaggio senza nicotina (devo dirvi che all'andata sono riuscito a reggere l'urto senza additivi tipo cerotti e chewing gum, ma a Kuala Lumpur ho illegalmente fumato davanti ai cessi in buona compagnia) e ritornato agli antipodi dell'orologio.

Per le foto, buone notizie. Sembra possibile scaricare la memoria della Canon in un Cd a prezzo ragionevole. Ma dal Pc di casa splinder non e' accessibile. Quindi portate pazienza.

Ultima annotazione sulla colazione: personalmente, sono per una tazza di caffe' e via: quindi tutto il resto e' una sorta di "conquista", ma non riuscirei davvero MAI ad ingerire uova, salsicce, porridge o simili appena preso contatto con il mondo.

postato da: cielinesodo alle ore marzo 29, 2005 05:27 | Permalink | commenti (2)
categoria:australia, cieliextra
lunedì, 28 marzo 2005

Finalmente riesco ad aggiornare. Qui e' il lunedi' dell'angelo, ma a Sydney centro e' (quasi) tutto aperto. Internet point compresi. La giornata e' cominciata con l'inatteso incontro con David Campese, star del rugby australiano degli anni 90, attualmente proprietario di un negozio a The Rock dedicato alla palla ovale. Siamo entrati per comprare la maglietta ufficiale dei Wallabies richiesta alla partenza. Lui era dietro la macchina del caffe'. Non ero sicuro fosse lui e ho fatto verificare in inglese. Ed era proprio lui, una specie di mito della palla ovale. Gentile e disponibile, non solo... a vendere. Ma anche a ricordare quand'era in Italia. E a firmare l'autografo che a sorpresa, con dedica, accompagnera' la maglietta giallo-verde. Poi un po' di shopping a caso, girando nel cuore di una citta' improvvisamente popolata di cinesi. E una birretta prima di trovare un Pc abile al blog.

Non potevo scrivere da quello della casa che ci ospita, protetto e schermato per siti come questo. Cosi' mi sono dovuto accontentare di scaricare posta elettronica, rinviando di giorno in giorno la blogscrittura. Ma di giorno in giorno non c'e' piu' stata occasione di approdare in citta' o ad un Internet caffe'. Cosi' ora in teoria avrei un sacco di cose da raccontare, mentre in pratica il tempo stringe. C'e' il ferry da agguantare per il ritorno, perche' qui si "cena" alle 5 massimo 6 pm. Del resto, ormai mi sono abituato a svegliarmi alle 7-7.30 e perfino a fare una colazione vera (caffe', succo d'arancia, pane e marmellata, a volte frutta, a volte dolci) prima di uscire di casa. Con la famiglia che ci ospita abbiamo perfino beccato la messa cantata alla chiesa cattolica tedesca il giorno di Pasqua, mentre siamo riusciti a dribblare il rinfresco successivo solo perche' non c'era posto nelle tavolate e soprattutto si beveva vino che ai due bambini non e' ancora consigliabile. Con loro siamo finiti a Scotalnd Island e poi nel cuore di uno dei tanti parchi nazionali: nel capo spazzato dal vento si vedeva Lion Island e dall'altra parte il faro di Palm Beach dove eravamo all'inizio della vacanza. Ieri invece visita al Museo del mare con annesso sottomarino australiano, in servizio fino al 1999. E poi cenetta thai, che per i miei gusti lasciava intravvedere difficolta' ma che si e' poi risolta per il meglio con la carne e la salsa chili in versione soft.

Ma sono dettagli, che' ci sarebbe da scrivere un romanzo. Tanto per dire siamo approdati all'Easter Show dentro l'ex parco olimpico. Una super-mega Fiera con una marea di gente. Dal rodeo in stile americano all'esposizione di tutti gli animali, dal campionato di spaccalegna fino alla corsa dei maiali che culmina con il... maiale volante (veramente, un maiale che vola dentro una mini piscina). Oppure la gente, come e dove vive. Pero' dovro' mettere un po' d'ordine prima in testa e poi raccogliere appunti, impressioni, notarelle finora nel moleskine.

Mi limito ad annunciare la "pubblicazione" delle foto (chiedendo autorizzazione a chi detiene il copyright della Canon e non solo) una volta riantrati in Italia, cioe' nei primi giorni di aprile. E a considerare seriamente l'ipotesi di raccontare per temi questo viaggio, una volta sistemato l'archivio. Per il momento e' tutto e dubito che nei prossimi tre giorni riesca a connettermi di nuovo con splinder...

postato da: cielinesodo alle ore marzo 28, 2005 08:01 | Permalink | commenti (5)
categoria:australia, cieliextra
sabato, 19 marzo 2005
Eccoci sempre dall stessa videoteca. Giusto per ringraziare le lettrici affezionate (La sabbia comunque, qui a Byron Bay, suona davvero sotto i sandali e sotto i piedi...) e aggiornare il diario di un viaggio davvero speciale (chiedo scusa per gli accenti ma la tastiera aussie non prevede vocali con l'accento incoroporato...).
Tanto per cominciare, ci siamo sospinti fino a Nimbim che e' una sorta di ultima enclave della comunita' hippies australiana, che da oltre 30 anni campa sull'erba in tutti i sensi. Un'appendice da un centinaio di chilometri per vedere "il posto piu' strano del mondo, una specia di Cinecitta' dentro la foresta" (e la definizione non e' mia...). Valeva la pena, se non altro per verificare che esiste davvero.
Poi ci sono i vini (a beneficio della signorina Sidgi) che non fanno mai meno di 13 gradi, compresi i bianchi importati dalla Nuova Zelanda. Assaggiati diversi, ma il bello dve eancora venire con il passaggio-tappa in programma nella Hunter Valley-tappi e degustazioni a volonta'...
Per i cieli e le nuvole e la luce e tutto il resto che sta sopra la terra e il mare d'Australia c'e' da aspettare: qualcosa di buono nell'occhio digitale c'e'. tuttavia qui non siamo dotati di un Pc ne' di un'attrezzutura tecnoclogicamente all'altezza dei blogger piu' scafati e informatizzati.
Domani mattina qui, nel posto piu' a est di tutta l'Australia e' in programma il rally pacifista che sara' tutto da vedere dopo che nella via principale sventola l'arcobaleno della PACE in italiano e da una settimana tutti aspettano quest'appuntamento come se fosse il Festival del Blues che invece terra' banco la prossima settimana in grande stile (l'altro appuntamento culturale locale e' ad agosto con il festival degli scrittori).
Dopo la manifestazione, si ritorna verso sydney con una Toyota Corolla con il cambio automatico e il volante che vibra a 100 chilometri all'ora e solo quattro Cd da alternare nel lettore. Destinazione a tappe (non forzate) Sydney, dove pare che i nostri ospiti ci aspettino con nostalgia...

Alla prossima, con calma.
postato da: cielinesodo alle ore marzo 19, 2005 11:37 | Permalink | commenti (4)
categoria:australia, cieliextra
mercoledì, 16 marzo 2005
 Eccoci con gli occhiali d'ordinanza in un altro Internet point, questa volta dentro una videoteca che pero' resta aperta di notte. Non so quanto duro con queste tastiere senza accenti e tutta sta gente che va a caccia di Dvd alle mie spalle, mentre uno qui a fianco si e' attaccato alla spina con il suo bel portatile.
Comunqe scrivo da Byron Bay, il posto piu' a est di tutta l'Australia che prende il nome dal nonno del celebre poeta inglese. E' anche il posto piu' no global del NSW. O forse e' soltanto il posto dove, fra surfisti, turisti, giovani, festival blues e di scrittori, resiste di piu' l'eco della comunita' hippies che si e' insedita qui nel 1972. Il cielo di Byron Bay e' davvero tropicale con nuvole che prima o poi riusciro' a pubblicare. Luce brillante, tramonti rosa-viola-indaco-neon, e un faro che e' il piu' potente del continente dal 1901. Spiaggia lunga che non finisce mai. Sabbia caraibica, ma dura, che i piedi sopra la suonano some fosse un pavimento appena lavato. Pesci che saltano nelle piccole lagune ricavate fra foresta e mar di Tasmania. E pescatori che ributtano in mare i pesci dopo averli catturati.
Si sta qui fino a domenica, quando c'e' la manifestazione per la pace con tanto di veterani e musica. Poi si torna a tappe verso Sydney.

postato da: cielinesodo alle ore marzo 16, 2005 12:08 | Permalink | commenti (2)
categoria:australia, cieliextra
domenica, 06 marzo 2005

Qui agli antipodi la vita e' davvero un'altra cosa. A cominciare dalla tastiera del Pc senza le lettere accentate. Per continuare con le auto che si fermano 100 metri prima della striscia bianca. O della lentezza (giusta, dosata, scelta) con cui ti servono un caffe'. E poi i rumori che non sono i nostri, a parte vento e oceano. Insomma, agli antipodi e' un altro mondo. Non basta una settimana a sputare sentenze, ma l'impatto resta forte.

Scrivo da GREEN ROOM, Internet cafe di Manly, spiaggia oceanica di Sydney. Circondato da ragazzini in chat o impegnati in furiosi combattimenti virtuali. Fuori la spiaggia e' davvero da cartolina con un'onda di surfisti che cavalca onde: ieri che il tempo non era buono, ma il vento era fortissimo, lo spettacolo valeva la pena di non poter fumare. Gia' che' qui sono un po' proibizionisti: non si fuma, non si beve, niente cani, vietato lasciare rifiuti e la polizia che random controlla l'alito dei guidatori lungo il lungomare. Ci siamo concessi un bel week end di relax con la scusa del mio genetliaco. Viaggio in ferry dalla casa che ci ospita fino a Circular Quay. Poi un vero traghetto che attraversa la baia e sbarca la gente qui. Non c'era modo di fermarsi e cosi' via con il primo bus fino al centro commerciale locale (questi si' sono tutti uguali dovunque nel globo) e poi un altro bus che carica ragazzini usciti dall'ultimo giorno settimanale di scuola e ferma ogni 500 metri. Su su fino a Palm Beach, una spiaggia in riva all'oceano l'altra nella baia interna con parchi, parchetti, campi da golf. Posti dove si celebrano matrimoni e volano pappagalli verdi verdi fra l'esercito di gabbiani che sono come da noi i piccioni. Trovata una stanza per una sola notte, bevuto Campari con soda e ghiaccio (praticamente acqua con il retrogusto di vago alcol) e cenato all'Ancora con una bottiglia di vino neozelandese. E ieri mattina via di bus che' alle 8.30 c'era la stanza per due notti qui in hotel da matrimoni giusto in riva al mare. Stamattina ci ho anche fatto il bagno, ma dalla piccola spiaggia riparata dove tutti si cimentavano con lo snorkeling neanche fossimo ai Caraibi. Acqua gelidina, salatina, verdolina d'alghe. Due passi e un tuffo. Con raffica di bracciate in cerca di riscaldamento muscolare. Per fortuna, la linea di galleggiamento aiuta anche le... boe come me. Ma oltre il quarto d'ora di nuotata, il primo bagno agli antipodi non ha retto.

Finora, cosi' alla rinfusa, sono rimasto molto impressionato dai lampi, dalle nuvole e dal silenzio. Qualche sera fa c'e' stata una vera tempesta elettrica su Sydney tanto che sono saltati perfino i voli. Lampi fortissimi, piu' rosa che bianchi, capaci di squarciare in due il cielo nero e grigio, ma soprattutto di scaricarsi a terra. I tuoni a dirla tutta sono stereofonici e densamente acustici: uno sulla testa lascia il segno, ma non come lo spettacolo del cielo che si illumina e balugina lampeggiando. Le nuvole qui corrono forte: dal prato del giardino botanico di fronte all'Opera, ne ho viste dozzine cambiare forma e consistenza, tagliare il cielo azzurro terso e rincorrersi sopra il mare. Nuvole leggere, non di cotone, quasi fossero piccoli aquiloni. E nello stesso tempo nuvole da cartoni animati che solcano il loro pezzo di cielo cambiando forma, diventando figure che s'intrecciano, lasciando una sorta di traccia geografica dell'immaginazione. Infine, il silenzio. Case di periferia senza una radio accesa, senza il rumore della Tv, senza apparentemente inquilini. Strade e approdi muti. Piccole spiagge con i pellicani immobili sullo spuntone di roccia. Al massimo, il motore di qualche motoscafo e degli elicotteri. Ma silenzio. Perfino nel cuore di Sydney tutto diventa attutito, almeno rispetto ai nostri standard. Il traffico non manca, pero' nessuno strombazza. I treni sfrecciano, ma quasi con il silenziatore incorporato. E nel silenzio metropolitando degli antipodi restano le sagome dei coraggiosi scalatori di ponti. Gente che si infila la stessa tuta grigia, si attacca con un moschettone alla guida e parte per il free climbing del ponte, con salita sull'arcata e discesa tutti in fila indiana praticamente a contatto con il cielo.

Bene. Non rileggo nemmeno, altrimenti cancello tutto e ricomincio da capo. So di non aver parlato del fascino delle Blue Mountains (luce strana, effetto blu eucalipto) perche' a momenti faccio un coccolone di caldo. E di un sacco di altri particolari, persone, cose, immagini, sapori e odori. Non sara' un diario di viaggio preciso, ma dovrete accontentarvi. Del resto, non so quante volte mi fermero' a digitare come ora...

Il programma teorico del viaggio prevede rientro alla base domani sera. Forse martedi' forse no si noleggia la Toyota Corolla con guida a destra e ci si avventura lungo lo stradone pacifico puntando verso nord. Ma forse si cerca un'altra spiaggia che non sia l'ultima. O magari si decide di volare sul cielo agli antipodi.   

 

postato da: cielinesodo alle ore marzo 06, 2005 07:18 | Permalink | commenti (5)
categoria:australia, cieliextra
sabato, 22 gennaio 2005

 REPORT FROM SOFIA

Appunti, suggestioni, lampi, ricordi. Eccovi (in anteprima planetaria...) Sofia, Bulgaria. Cinque giorni di soggiorno non permettono giudizi. Tuttavia è la capitale del prossimo confine perferico dell'Unione Europea. Data prevista dell'ingresso 1° gennaio 2007.

Sofia ha un milione e 300 mila abitanti (tutta la Bulgaria ne fa circa otto). Sembra Belgrado negli anni 70. Il cirillico e la lingua sono un bel muro. Per fortuna, molti parlano e capiscono l'inglese scolastico da viaggio. La televisione in bulgaro trasmette format del genere Striscia la notizia, quiz da Jerry Scotti: identici ai nostri, incomprensibili nei dialoghi. Si mangia al ristorante fico e a quello tipico con 10-12 euro. Un pacchetto di Marlboro in albergo costa due euro. Il taxi si paga come (e meno) della nostra metro. La gente è abbastanza silenziosa e triste. Non c'è molto da vedere oltre cattedrale, chiese e palazzi del potere. In compenso, si fanno un sacco di affari e chi ha il debole per le puttane tende a mettere radici. Di seguito, il resto in ordine sparso.

 

 

Governo "monarchico" con Simeone che affida agli yuppies Under 40, figli del regime svezzati dal capitale occidentale, le chiavi dell'economia. Informazione sventagliata (una ventina di quotidiani, una raffica di testate periodiche, televisione di Stato e soprattutto reti private) alla ricerca dei nuovi confini spesso tracciati dai vecchi interessi. Mercato schiuso all'Occidente con formalità da burocrazia-Stato e contrattazioni da bazar. E in autunno si vota: i sondaggi premiano la rimonta socialista del Bsp (orfana di leader) sui "berluscones" del premier Simeone, il salvatore della patria; ma c'è l'incognita del generale giustiziere del crimine che potrebbe sparigliare i giochi.

 

 

 

 

Intanto Sofia sopravvive come in un limbo. Più Europa, meno certezze. Palazzi in decadenza e imprese edili al lavoro. Vetrine scintillanti di merce: due lev per un euro. Teleriscaldamento garantito a ogni quartiere, telefoni pubblici "muti" (Btk no connecting people sbeffeggia il graffito sull'apparecchio). Yogurth e miele insieme al Big Mc.   

 

 

 

 

L'atmosfera balcanica si confonde con i simboli dell'occidente.  Il cuore di Sofia pulsa intorno alla cattedrale costruita in memoria della liberazione dai turchi. Gli ortodossi venerano icone con Cristo, la Madonna e i santi sono quelli cattolici con l'aggiunta di condottieri russi. L'altare è "chiuso" ai fedeli, mentre un imponente baldacchino è riservato all'autorità civile. Del resto, la bandiera bulgara sventola all'esterno delle altre chiese dove la lunga funzione religiosa è accompagnata dalla nenia del coro. All'esterno della cattedrale il mercatino dei souvenir dell'epoca sovietica, ma anche nazista. Matrioske e riproduzioni di icone, orecchini di malachite e collane d'ambra, scacchi e carte telefoniche, fiaschette marchiate Cccp e tovaglie ricamate. A due passi, la Nunziatura Vaticana con la targa celebrativa che ricorda come a metà dell'altro secolo era retta da papa Roncalli: ora viene sorvegliata a vista dalla sicurezza. Dall'altra parte della grande piazza della cattedrale, fianco a fianco le ambasciate di Austria e Italia che si sono scambiate le due palazzine liberty alla fine della prima guerra mondiale.

 

 

 

 

Nel parcheggio e lungo il vialone, però, il contrasto fra passato e futuro viaggia a quattro ruote. Sul pavè si fanno strada gli stessi modelli di Suv, berline e coupè all'ultima moda di spot. Auto di pochi. Il parco macchine oscilla, invece, fra le serie utilitarie tedesche e giapponesi di fine anni Ottanta e le mai rottamate Leda e Trabant a furor di popolo. Ma dalla gigantesca periferia con i palazzoni che moltiplicano l'effetto Marghera la gente si sposta ancora con le due linee della metro, i filobus e i tram. Non si vedono moto, scooter e nemmeno biciclette: a 600 metri, con una montagna innevata alle spalle della città, l'inverno gela sempre la colonnina di mercurio.

 

 

 

 

In compenso, la metamorfosi dal comunismo al consumismo è quasi perfettamente compiuta. I centri commerciali sono "europei". La telefonia mobile aggiornata agli Mms. All'insegna McDonald's che campeggia fanno ombra le piccole catene di mordi-e-fuggi. Geox ha il negozio di scarpe che respirano agli stessi prezzi a fianco del palazzo presidenziale, mentre la pasticceria dell'hotel Bulgaria riproduce vetrine e arredamenti da metropoli occidentale.

 

 

 

 

Sofia by night, invece, insegue come può l'integrazione europea. La discoteca Planet ospita la bella gente che si diverte sotto l'occhio attento di un esercito di gorilla, svezzati dalla malavita degli anni Novanta. Il Tequila Bar con la terrazza in piazza riproduce il battito animale nell'amplificazione intorno a tre banconi ognuno con cubista da tavolo: ingresso 2,5 euro (ragazze gratis) con passaggio al metal detector prima di guadagnare la vista sulle ventenni truccatissime. Il Kamasutra propone spogliarelli e spettacoli lesbo: una sorta di lap dance alla bulgara, frequentato dai militari della Nato che parcheggia gli uomini in divisa da Pm davanti all'ingresso.

 

 

 

 

Tutto sotto controllo, in sicurezza. Come la prostituzione. Gli alberghi infilano un paio di condom in tutte le stanze, nel cestino del bagno fra sapone, shampoo e dentifricio. E nella hall il personale maschile di servizio, alla vista di 50 euro, è pronto ad accontentare i clienti. Un trillo e la squillo scende dal taxi. Basta intendersi sui gusti.

 

 

 

 

Mendicano, invece, le lavavetri all'angolo del parco centrale. Vanno a caccia nei cestini le anziane con l'incubo del calendario. Estraggono il lucidascarpe dalla borsetta signore di mezza età che non si compreranno mai il lucida labbra. Indossano cappotti bulgari molte mamme che accompagnano i figli a scuola.

 

 

 

 

   

 

 

 

 

"Siamo un paese con otto milioni di abitanti, ma circa un milione di pensionati sopravvive soprattutto nelle province con l'equivalente di 20-30 euro al mese. Il salario medio tocca i 150 euro, tuttavia molti sono costretti al doppio lavoro o ad arrangiarsi per  arrivare a fine mese. E' vero che la crisi del 1997 con un'inflazione al 300% è ormai alle spalle, tuttavia l'ingresso della Bulgaria nell'Unione europea fra due anni comporterà anche costi che non tutti possono sopportare. I due sindacati nazionali denunciano il mancato rispetto della sicurezza nei luoghi di lavoro, ma è come per la legge anti fumo: esiste, è in vigore, tuttavia nessuno la rispetta. E se il sistema scolastico e formativo continua a reggere con oltre il 15% di laureati o diplomati specializzati, sul fronte sanitario e previdenziale gli effetti sono già pesanti per la popolazione che non appartiene al 7% di super-ricchi e al 30% di classe media".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La nicchia di "resistenza" si manifesta più che altro provocatoriamente estemporanea. La scritta che ammicca dal muro: fucking-school.org che traduce l'esuberanza giovanile in un indirizzo Internet. I volantini in inglese che contabilizzano l'acquisto in saldo dei Balcani da parte della Cia: la nostalgia del comunismo fotocopiata all'incrocio con il chilometro zero. L'urlo No War soffocato dalla fermata del tram dipinto di viola come la pubblicità della cioccolata. Gli occhi smaliziati dei Rom, minoranza come l'etnia turca.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In Bulgaria lo sport nazionale è il sollevamento pesi. E fino al 2007 servirà davvero uno sforzo collettivo da titolo olimpico. Il cielo del centro di Sofia è attraversato dagli aerei di linea in fase di atterraggio. Marciapiedi, strade, ferrovie hanno ancora standard da èra Gorbaciov. Il viaggio in Europa è appena cominciato anche a Plovidiv, Varna, Burgas e nelle 28 province, nelle 41 Università, nei 37 mila chilometri di rete stradale. Si marcia con la previsione di un aumento del 4,5% del prodotto interno lordo nel 2005. La zavorra non manca: 14% di disoccupazione di lungo periodo; una mortalità infantile oltre quota 10 ogni mille nati vivi; poco più di 5 mila dollari di reddito annuo medio pro capite.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da: cielinesodo alle ore gennaio 22, 2005 19:48 | Permalink | commenti (4)
categoria:cieliextra