martedì, 17 aprile 2007
Due debutti che lasciano il segno, come il thriller di un giovane autore. Una storia a fumetti e l’ultimo prodotto di un narratore consolidato. Libri “freschi”, coraggiosi, compiuti che meritano attenzione.

Chi ha partecipato con entusiasmo al tam tam sotterraneo che ha “scoperto” Agota Kristof ne risentirà l’eco inconfondibile nella prima prova di Rosella Postorino: La stanza di sopra (Neri Pozza, pagine 197, euro 15). Debutta con una scrittura scarna, ponderata, tagliente e ossessionata. Funzionale alla storia di una ragazzina alle prese con il fantasma vivente del padre e il simulacro doloroso della madre. Ma anche con l’intreccio inevitabile di affetti differiti: dalla compagna di scuola alle compagnie di coetanei ribelli per noia. Fino al finale declinato fra l’amore fisicamente squilibrato ed emotivamente familiare. Un debutto da non perdere, davvero.

L’altro è giocato sulla metafora del tempo. Andrea Ferrari è un dirigente d’azienda che riproduce la chiave della bilancia della vita in Passaggi di tempo (Fazi, pagine 125, euro 14,50). Un notaio soffre di insonnia: non gli basta sfogliare la memoria. Così “contrattualizza” i ricordi di Philippe, che ha la vita in scadenza a causa di una sindrome dal nome tedesco. Sono nella coloniale città di L. scenario ideale per altri capitoli paralleli con la figlia lontana, marinai innamorati, donne e una strana loggia fondata sull’anagrafe. Trama essenziale quanto ben congeniata.

Con l’architettura del “giallo” si cimenta, invece, un 35enne bolognese che si è affacciato al Festival di Mantova sull’onda del primo libro. Patrick Fogli con L’ultima estate di innocenza (Piemme, pagine 572, euro 16,90) sembra giocare a tennis con la sceneggiatura, da ingegnere elettronico che non sa rinunciare ai fuori programma delle esistenze irriducibili ad uno schermo piatto. Fa caldo a Bologna e Rimini, ma c’è anche il sangue dell’Iraq. Ancora: delitti a sangue freddo e misteri della tecnologia. Bambini violati e adulti orfani. Il solito poliziotto stile Pepe Carvalho, supportato da agenti sulla scia di quelli inaugurati da Lucarelli, fuma un indizio alla volta e consuma le notti dentro un puzzle sempre più inquietante. Parallelamente un fotografo si ritrova l’IPod con immagini scottanti. E c’è una ragazzina ridotta al silenzio da una brutta avventura. L’altra faccia dello specchio è il professionista che si risveglia inconsapevole da sei mesi di coma per un incidente. Alla fine, la bussola che gira fra questi quattro punti cardinali del thriller ferma l’ago sulla sorpresa mozzafiato.

E’ del tutto nota, al contrario, la vicenda storica della miniera esplosa in Belgio l’8 agosto 1956. Eppure fa effetto rileggerla in un sorprendente volume della collana da collezione, che il piccolo e giovane editore di Levada di Ponte di Piave ha “disegnato” per non dimenticare: il terremoto del Friuli, Chernobyl, la strage di Bologna e il sequestro Moro sono gli altri titoli. La coppia friulana Igor Mavric e Davide Pascutti “riscatta” l’emigrazione italiana in Marcinelle storie di minatori (BeccoGiallo, pagine 125, euro 14) che vanta la prefazione di Sergio Cofferati. Definirlo un libro a fumetti sarebbe più che sgarbato addirittura stupido. Sono disegni che emozionano, tavole che parlano, pagine che costringono a riflettere. Un vero e proprio antidoto al futuro che avanza sradicando memorie, rottamando cimiteri o rimuovendo “musi neri” perfettamente veneti.

Infine, un po’ di leggerezza. Grazie a Gianluca Morozzi che torna con L’abisso (Fernandel, pagine 184, euro 13). Dispiega in venti capitoli e un conto alla rovescia la trappola in cui s’è cacciato, da solo, Gabriele. Era un bimbo prodigio. E’ sempre l’orgoglio della vecchia mamma vedova. Ma da studente universitario fuorisede si è concesso un piccolo gioco di prestigio con la sequenza degli esami sul libretto. Apparentemente, impeccabile e degna di una laurea a pieni voti. In realtà, completamente falsificato. Gabriele è davvero spalle al muro, senza via d’uscita, con l’orologio che scandisce il tempo della verità e la birra che non aiuta a vederci chiaro. E’ così che Morozzi squarcia il piccolo mondo dei ragazzi d’oggi, che s’inventano di tutto pur di evitare di crescere davvero. Una lettura che, per i genitori, fa lo stesso effetto di un video che rimbalza dal cellulare in rete…


postato da: cielinesodo alle ore aprile 17, 2007 17:16 | Permalink | commenti (5)
Commenti
#1    17 Aprile 2007 - 20:08
 
adoro Morozzi, ho quasi tutto (compresa dedica, grazie a Coleichenonvuolepiùessereletta)...ma quest'ultimo...ho capito che non voleva portarmi da nessuna parte (che era soprattutto il suo scopo), ma troppo asciutto in bocca...non è proprio il mio sapore preferito...

su tutto il resto, mi ci butto
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#2    18 Aprile 2007 - 14:37
 
ad onor del vero io quella dedica non avrei mai potuto fartela fare se non avessi partecipato ad un incontro con Morozzi invitata da Cielinesodo medesimo!
quindi è un grande sotto svariate forme! :)))
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#3    18 Aprile 2007 - 16:17
 
insomma! si può sapere chi dei due devo ringraziare???
vabbè...perché lesinare?...grandi tutt'e due...; )
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#4    22 Aprile 2007 - 14:37
 
Molto utili, le tue schede. "La stanza di sopra" mi è già stato segnalato come ottimo. Credo proprio che lo prenderò. :-)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente MassimoT

#5    24 Aprile 2007 - 08:28
 
ciao, cieli, era parecchio che non capitavo da queste parti: vedo che riesci sempre a scovare letture interessanti; per ora non ne conosco nessuna, chissà in futuro. Letto l'ultimo dei Wu Ming? io lo sto leggendo in questi giorni, lo trovo fantastico
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente PhilipDick

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