mercoledì, 26 luglio 2006
L'afa, il caldo, l'umidità: tutto impedisce tutto. Una vita rintanata nell'aria condizionata, finché si può. Ma di casa bisogna uscire. E per fumare lo stesso. Colazione al bar, toast per pranzo e pizza a cena costringono ad esporsi al lanciafiamme dell'estate. Il cervello è bollito. Il corpo esausto. Niente di meglio...
postato da: cielinesodo alle ore luglio 26, 2006 22:47 | Permalink | commenti
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sabato, 15 luglio 2006

C'è una bella rivista. Si chiama ORE PICCOLE. E' arrivata al secondo numero. Si può "assaggiare" in Internet qui

E' così che ho scoperto un artista geniale. Si chiama Andrea Martinelli. Una carrellata di quadri la si trova qui

E adesso mi riposo fino a lunedì...

postato da: cielinesodo alle ore luglio 15, 2006 13:24 | Permalink | commenti
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venerdì, 14 luglio 2006
E sull'autore di GOMORRA anche la versione audio
postato da: cielinesodo alle ore luglio 14, 2006 11:59 | Permalink | commenti
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giovedì, 13 luglio 2006

E' un debutto che vale la pena, per quanto nascosto da pseudonimo. Il libro è questo e la recensione (D-Repubblica delle donne) segue per esteso:

Intemperanti. Cioè, dal vocabolario, "privi o poveri di temperanza, moderazione, autocontrollo". La casa editrice padovana Meridiano Zero ha definito così un gruppo di esordienti lanciati nel 2004 da un’antologia di racconti. E adesso i piccoli intemperanti crescono, alla prova del romanzo.
Tra gli altri, Silvia Nirigua, 33 anni, bolognese, con il suo Un quarto di me. Quattro trentenni le cui orme si incrociano a un rave, preludendo o generando incontri sessuali che scompagineranno vite già stancamente indirizzate. Il risultato è, per tutti, il ritorno alla luce di un passato che nessuno di loro ha veramente esorcizzato e che a ognuno dà scacco. Inesorabilmente:

"Mi piaceva l’idea che, partendo da vite completamente differenti, finissero per confluire tutti nello stesso momento e nello stesso posto a misurarsi con le stesse difficoltà. Sono tutti messi alla prova, non importa da dove vengano e quanto tempo impieghino ad arrivare. Alla fine la vita li aspetta".

Lei racconta una generazione emotivamente "accidentata"...
I personaggi raccontano una parte di loro, quella rimasta legata a una famiglia di origine che come punto di riferimento ha fallito, ha dato loro coordinate che non portano da nessuna parte, come una bussola rotta che finisce per disorientarli e obbligari a trovare da soli la strada. E sono tutti molto liberi nella sperimentazione della bisessualità.

Crede che le barriere dell’eterosessualità siano diventate così labili?
La generazione che racconto è più libera di chiedersi che cosa desidera, in tutto. E forse questo, a volte, comporta più solitudine. Ma non necessariamente più infelicità.

Esiste, secondo lei, una "necessità" della scrittura. Qual è la sua?
È una componente quasi fisica della mia vita, difficile, per ironia, da tradurre in parole. Come si può intuire dal titolo, scrivere per me significa regalare una parte di me. È come incartare un bel pacchetto che può contenere di tutto. A chi legge tocca la sorpresa.

Monica Capuani

L'altro titolo è Gomorra e la recensione è quella 2a cura" di Wu Ming in Nandropausa Ne avevo accennato qui perchè me lo sono divorato durante le ultime (ormai dimenticate...) vacanze. Segue ragionamento su libro e copertina tratto da Nazione Indiana

di Alessandro Del Moro

C’è qualcosa di sbagliato in questo libro, “Gomorra” di Roberto Saviano, che è indiscutibilmente uno dei libri più importanti, fondanti si spera oltre che fondamentali, dell’anno, e questa cosa sbagliata, una sorta di refuso – da cui partire per andare a comprendere il senso del libro stesso – è la copertina: Knives di Andy Warhol, ossia la silhouette viola sfumata di sei coltelli affiancati.
Il libro di Saviano, il suo testo, fa il percorso opposto a quest’immagine. Non prende la violenza evocata dalla parola stessa camorra, dai suoi toponimi quali Scampia, Secondigliano, Casal di Principe, o semplicemente Napoli che siamo noi, per realizzarne un quadro (impietoso), una fotografia (clinica), un ritratto che per quanto civile rischia di diventare pop, warholiano. Non opera sintesi, non lancia slogan.
Saviano è analitico, diairetico, molto spesso persino didascalico, ripetitivo, cita dati, nomi, si perde; ma questo, appunto, gli è essenziale. Perché di fronte all’eccesso di rappresentazione, di testimonianza che qualsiasi fenomeno, e ovviamente anche il crimine, la “camorra” subisce oggi (fiction, approfondimenti dei telegiornali, blitz ripresi da decine di giornalisti), la prospettiva invece persuasiva è cercare livelli di interpretazioni in modo trasversale, gadameriano.
Cosa vuol dire crescere a Casal di Principe, nel cuore marcio del sistema dei clan, essere educati dal proprio padre a dodici anni a sparare, recepire nella propria esperienza e nel proprio immaginario quel sogno demoniaco di potere della camorra? Tutto questo significa essere-già-dentro la narrazione, vuol dire pre-comprendere, vuol dire compiere su di sé, sulla propria pelle un’operazione di messa a distanza dall’oggetto che si vuole provare a raccontare, e insieme – sotterraneamente – ammettere il rancore, la propria ossessione, la dipendenza, l’impossibilità di quel totem laico chiamato obiettività.
L’interesse maniacale, certosino, per la criminalità, per la morte da arma da fuoco, per il potere camorristico nasconde in Saviano, che lo riconosce perfettamente, un desiderio di potere, di contrapposizione, di avere ragione; desiderio da cui, per pensarla con Foucault, non si sfugge. Saviano comprende che la frase di Mandel’stam evocata da Pasolini come epigrafe di Petrolio, “Con il potere non ho avuto che vincoli puerili” non può essere che una parziale presa di posizione (in fondo modesta per cui falsa), che l’io so pasoliniano non può restare – per terribile onestà – attaccato a quella mancanza di compromissione che subito si scherma con un ma non ho le prove.
E infatti nell’invettiva centrale del libro, Saviano spezza la retorica della purezza, dell’allusione, non si concede alla poesia, racconta di come ogni volta che entra in una casa considera subito la tenuta delle pareti, applica il suo sguardo da esperto di costruzione, da chi come tutti i casalesi è cresciuto a pane e cemento e dichiara, arreso più che invettivo: “Io so e ho le prove. Gli imprenditori italiani vincenti provengono dal cemento. Loro stessi sono parte del cemento. Io so che prima di trasformarsi in uomini di fotomodelle, in manager da barca, in assalitori di gruppi finanziari, in acquirenti di quotidiani, prima di tutto questo e dietro tutto questo c’è il cemento, le ditte in subappalto, la sabbia, il pietrisco, i camioncini zeppi di operai che lavorano di notte e scompaiono al mattino, le impalcature marce, le assicurazioni fasulle. La costituzione dovrebbe mutare. Scrivere che si fonda sul cemento e sui costruttori. Sono loro i padri. Non Ferruccio Parri, non Luigi Einaudi, non Pietro Nenni, non il comandante Valerio. Furono i palazzinari a tirare per lo scalpo l’Italia affossata dal crac Sindone e dalla condanna senza appello del Fondo Monetario Internazionale…”
Si può solo scegliere quale potere assecondare, e lì esibire la propria forza e debolezza. E quello che sceglie “Gomorra” è il potere tremendo della parola, il potere profetico della parola, come invoca il prete martire Don Peppino Diana in un documento inedito scritto prima della sua morte: “Non permettiamo uomini che le nostre terre diventino luoghi di camorra, diventino un’unica grande Gomorra”.
E voi, perché leggerete questo libro? Perché vi importa solamente l’estravaganza: conoscere gli episodi più incredibili di un mondo al contrario dove il degrado assume forme sempre più spettacolari, sempre più succubi dell’estetica spettacolare (dove i ragazzini sparano con la pistola storta come nei film di Tarantino e i boss si fanno costruire ville uguali a quelle di Scarface?). O vi piace la ricostruzione storica: il destino dei clan, le guerre e gli avvicendamenti rituali? O semplicemente vi diletta essere informati, siete dei lettori forti che divorano libri di impegno civile, e vogliono essere edotti del fatto che la guerra gli arsenali del casertano riforniscono gli eserciti dall’Argentina alla Somalia?
Oppure vi chiedete, come in fondo fa Saviano, cosa c’è che ci accomuna con l’uomo che potrebbe infilarci un “ferro” in bocca e fare fuoco?

 

postato da: cielinesodo alle ore luglio 13, 2006 16:54 | Permalink | commenti
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lunedì, 10 luglio 2006

Va bene, va bene tutto. Festa di popolo con il tricolore, delirio notturno con Mameli, presunzione di essere "i migliori" per estensione calcistica, fe-li-ci-tà alla Al Bano & Romina formato famiglia. Va bene, va tutto bene. E aggiungeteci quel chi vi aggrada...

Ma, di grazia, qualcuno - prima o poi, bene o male, di riffa o di raffa - sarà così gentile da rispondere ad una domanda facile facile:

COS'HA DETTO MATERAZZI A ZIDANE?

postato da: cielinesodo alle ore luglio 10, 2006 12:58 | Permalink | commenti (3)
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mercoledì, 05 luglio 2006

Dunque, tutto come prima (se ci si vuol preservare dal delirio pallonaro mondiale). nemmeno il tempo di appoggiare il culo sulla sedia e accendere il Pc che si capisce come la parola vacanza è già la pallida eco di un vago ricordo. Fino a settembre...

Per la cronaca e per quel che vale, sono stato qui con un mare da bandiera blu e soprattutto che sprofonda subito e riflette il profilo del parco naturale. Ho mangiato la miglior frittura di pesce (e verdura...) che ricordi in questo posto che fa parte di un circuito di buongusto giovane. Ho visto la casa-museo giusto nel giorno del genetliaco del poeta. Ho scoperto colline di girasoli e paesi sereni. Ho nuotato in mare e in piscina. Ho avuto modo di tornare anche qui nonostante l'incredulità: c'è gente che va vista, comunque.

Sabato poi sono passato a Bologna prima che faccia effetto (sito) giusto per ridimensionare la mitologia cinese nella sinistra italiana (consiglio per gli acquisti: ecco)

Domenica sono tornato al cinema: abbiamo scelto un film europeo invece di uno americano Prima avevo dimenticato sigarette e accendino al tavolino del bar, così che all'uscita dalla sala ero effettivamente in crisi da astinenza. E mi sono beccato da tossico, mentre infilavo monete nel distributore automatico e inseguivo qualcuno in grado di accendere...

Gli ultimi giorni mi sono rilassato nell'aria condizionata, senza pretese.

Lettura delle vacanze: questo capolavoro di un giovane. Una storia vera meglio di un romanzoUn reportage scritto in punta di cronaca vera, viva, in presa diretta, sul posto. Una ricognizione "filosofica" sulla realtà senza ideologie. Un assaggio di gioventù nel buco nero dell'indifferenza. Una fotografia spietata del mondo che nessuno ha tempo e voglia di rappresentare così com'è. Insomma, GOMORRA. Sarà anche un titolo che compare nelle classifiche che personalmente preferisco evitare come la peste. Ma è un gran libro. Più che "recensito" va "metabolizzato". E vale la propedeutica WuMing  

postato da: cielinesodo alle ore luglio 05, 2006 22:39 | Permalink | commenti
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