Dieci libri "giovani"
Un aspirante ingegnere meccanico descrive l'amore al tempo della comunicazione virtuale e dell'infantilismo tecnologico: Simone Marcuzzi (Cosa faccio quando vengo scaricato e altre storie d'amore crudele, Zandegù, 174 pagine, euro 10) offre racconti ironicamente cinici, squarciando il mondo degli adolescenti che la cronaca riassume per stereotipi.
Tre ragazze si misurano, invece, con la scrittura a tinte forti della "normalità" della sofferenza femminile.Giulia Fazzi (Ferita di guerra, Alberto Gaffi Editore, 243 pagine, euro 7) ha partorito nella solitudine dell'Appennino un romanzo crudo: lo stupro dentro la fabbrica deserta, nel cuore dell'Emilia "rossa". Scrittura terapeutica, ma anche sottrazione ribelle: "Non obbligatemi a un'altra guerra. Io voglio non dover più odiare tanto profondamente. Voglio la distanza. Una distanza inviolabile fra me e quelli come loro".
Cinzia Bomoll (Lei, che nelle foto non sorrideva, Fazi, 187 pagine, euro 13) dispiega la falsa "normalità" familiare degli anni 90 con le gemelle Ester e Alice, cresciute dentro il buco nero della campagna fra Bologna e Modena. "Dopo averle guardate, butto queste foto. Sono come certe parti di vita. Si può anche decidere di buttarle via". E Marta Pastorino (Effetti collaterali, Meridianozero, 91 pagine, euro 8) rincara la dose con la farmacopea che letteralmente nutre legami spezzati o che non lievitano. Sullo sfondo, ancora una madre disturbata. In testa, ancora strani pensieri. Sempre, comunque, l'urto con la crescita che nelle nuove generazioni stenta a diventare scintilla di crescita.
Fantasmi, sfide e giochi al maschile. Racconti che riescono a far brillare frammenti di identità. Il talento di Gabriele Dadati (Sorvegliato dai fantasmi, PeQuod, 133 pagine, euro 12) distilla dal suo alambicco lo spettro della coppia, l'eco dei lutti, il ricordo delle assenze. Storie che scavano inesorabili dentro l'anima dei protagonisti, con il pretesto della solitudine davanti alla misura di una vita. Pietro Grossi (Pugni, Sellerio, 188 pagine, euro 12) si cimenta con il ring, l'allevamento dei cavalli e il segno della follia. Tre racconti apparentemente diversi con una notevole scrittura. In particolare, la metafora della boxe per due adolescenti che prendono a pugni la propria linea d'ombra. E poi c'è il debutto di Gianrico Bezzato (Plays, Editrice Impressioni Grafiche, pagine 112, euro 10) che gioca con l'umanità dei bar di una Torino tutt'altro che olimpica. "Magari sogno, magari ricordo tutta la storia. Forse alla fine della storia uscirò di qui. Fuori di me c'è tanta altra gente".
A Nord Est, altri due titoli che orientano la bussola meglio dell'economia. Davide Tessari (Il margine sugli ossobuchi, Robin, pagine 352, euro 15) insiste a romanzare le pieghe di una società narcotizzata dal mantra dello sviluppo a senso unico. Tocca a Marcello, trentenne gay di periferia con il culto di Morrisey, far risuonare con i Campagnoli del Po tutte le stonature dell'enorme provincia veneta. La trama del giallo dispiega ipocrisie, fallimenti, auto-illusioni, malavita, nicchie, ingenuità, imprese disperate e soldi che puzzano. Radici senza più linfa, come nel lungo racconto di Matteo Melchiorre (Requiem per un albero, Edizioni Spartaco, pagine 142, euro 10): l'olmo di Tomo d'improvviso si schianta il 4 maggio 2002. Infine, il calcio di Terza categoria. Ragazzi di periferia, partite mai inquadrate da Sky, campionato dilettanti in senso stretto. Il romanzo di Stefano Mellini (Stella Rossa, Fernandel, pagine 124, euro 12) manda in campo una squadra di balordi, marginali, precari. Con Hamir, marocchino con i piedi buoni e la testa sulle spalle. E' la magìa del calcio vero, dove niente è scontato e tutto diventa possibile. Ma l'arbitro fuori campo fischia la peggiore delle punizioni. E Stella Rossa gioca la partita più bella: quella del riscatto. Una lettura omeopatica all'ubriacatura da mondiali e ai troppi palloni gonfiati.





