Serve sempre. La filosofia disintossica, igienizza. Spinge a riflettere. Scava e fa strada. Tende e sottende. Lava e asciuga il pensiero. Stira la mente. Centrifuga il cervello. Mette a stendere i panni sporchi in piazza. Nega alibi. Arresta innocenti luoghi comuni. Processa pericolose tendenze a normare. Assolve sempre la libertà della sua funzione.
Serve, insomma, la filosofia. E più la si apprezza meno la si pratica. Così dopo aver a lungo, troppo a lungo dimenticato questa deriva d'interesse torno al logos. Il pretesto arriva dalla BBC e da un altro sondaggio (ZDF dello stesso stampo). La vecchia talpa non muore mai: anzi, dalle macerie del Muro e perfino nella patria dell'empirismo, rivela oltre all'immutato fascino tutta la sua "modernità". Dice: ecco il solito comunista. Replica: tutti citano l'XI TESI SU FEUERBACH ma è la IV che suona "rivoluzionaria". Ecco il testo: Feuerbach prende le mosse dal fatto che la religione rende l'uomo estraneo a se stesso e sdoppia il mondo in un mondo religioso immaginario, e in un mondo reale. Il suo lavoro consiste nel dissolvere il mondo religioso nella sua base mondana. Egli non si accorge che, compiuto questo lavoro, la cosa principale rimane ancora da fare. Il fatto stesso che la base mondana si distacca da se stessa e si stabilisce nelle nuvole come regno indipendente non si può spiegare se non colla dissociazione interna e colla contraddizione di questa base mondana con se stessa. Questa deve pertanto essere compresa prima di tutto nella sua contraddizione e poi, attraverso la rimozione della contraddizione, rivoluzionata praticamente. Così, per esempio, dopo che si è scoperto che la famiglia terrena è il segreto della sacra famiglia, è la prima che deve essere criticata teoricamente e sovvertita nella pratica.
E non c'è da scostarsi dall'idea di Walter Benjamin sulle rivoluzioni moderne: Marx dice che le rivoluzioni sono la locomotiva della storia universale. Ma forse le cose stanno in modo del tutto diverso. Forse le rivoluzioni sono il ricorso al freno d'emergenza da parte del genere umano in viaggio su questo treno.
Oscilla fra questi due pensieri anche la faticosa critica d'attualità, no? La religione che si fa stato, stato d'eccezione permanente, pretesto di guerra. Le rivoluzioni che tirano freni a mano sempre meno condivisibili. Così rispunta dall'archivio una suggestione: l'APOCALISSE che funziona anche in versione giornalistica...
Insomma, torna la filosofia alla vigilia delle vecanze...
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