Scrivo dal "cuore" di Sydney versione un po' luci rosse, un po' giovani all'avventura nel mondo, un po' vista sulla baia. Questa sarebbe un'edicola-cartoleria, in teoria. Ma con un solo dollaro australiano (il cambio ve lo vedete voi...) offre ILLIMITATO accesso alla rete, sia pure da Pci del pleistocene con tastiera Olivetti d'antiquariato. Cosi' posso riprovare ad aggiornare la spediazione australiana in forma di blog.
Dunque, prima di tutto stamattina (all'alba, cioe' alle 9, ma ormai mi sono abituato agli orari da antipodi) abbiamo fatto un bel giro - IN AUTO - al... cimitero di Sydney. E' una (quasi) sconfinata area a ridosso dell'Universita'. A spanne, grande come il Pere Lachaire (si scrivera' davvero cosi'???) di Parigi. Dal 1868, accoglie indistintamente tutti i morti e li ospita a seconda del credo religioso. In sostanza, a parte il cimitero di guerra, c'e' una zona per ogni fede: cattolici, protestanti, ebrei, musulmani, ortodossi, ma anche "indipendenti" e/o orientali nel senso di buddhisti o altro. Le tombe italiane spiccano nella parte cattolica: tombe di famiglia, tipo tempietto con piccola scalinata in marmo italico e disegno palladiano. E ci sarebbe da scrivere una tesi di laurea sull'emigrazione secolare. Le tombe indicano flussi dalla provincia di Reggio Calabria, dai paesi alle pendici dell'Etna e dalle zone interne della Campania. Nonni dei primi del 900, genitori del secondo dopoguerra, a volte figli morti giovani nati fra la fine dei 50 e gli 80. Confesso di non aver "battuto" vialetto per vialetto, palmo a palmo, Little Italy nella Necropolis di Sydney - purtuttavia non sembrava esserci traccia di italiani piu' a nord di Roma.
Poi c'e' stata l'avventura della restituzione (dopo circa 2500 chilometri) della Corolla con cambio automatico e volante a destra per la guida a sinistra incorporati. Dal cimitero al centro di Sydney. Prima tratta in scioltezza: bastava riprendere lo stradone e seguirlo in direzione della casa che ci ospita. Un paio di ponti, effettivamente. Ma tutto dritto. A quel punto, scatta la gimkana. Indicazioni maliziosamente anticipate da segnali messi apposta per sviare. Flusso di traffico non solo intenso, ma anche da "interpretare" a seconda se si vuol girare o meno. Qui tanto per dire si corre con i cartelli che ogni 200 metri ripetono che e' vietato girare a destra. In sostanza, chi sbaglia... strada paga salato l'errore. E infatti bisognava assolutamente non distrarsi in un paio di diramazioni prima e dopo l'attraversamento del mega-ponte di fronte a Harbour Bridge. Se si imbocca la via sinistra si finisce in bocca al ponte e direttamente dall'altra parte dalla baia, prima di potersi girare. Ultimo sforzo dentro il parco centrale della citta', seguendo la mappa e scrutando l'orizzonte fino ai grattacieli vicini al "garage". Tutto bene. Compreso il recupero dei 200 dollari australiani di deposito. (Fra parentesi, abbiamo scoperto che il prezzo dell'AVIS per noleggiare un'utilitaria molto piu' vicina alla Fiat 600 sarebbe stato esattamente piu' del doppio).
Ora (quasi le 11, un'ora seduti qui dentro) si prende il treno per forse andare allo zoo forse fare un altro giro in citta'. Domani e' gia' tempo di far la valigia, dopodomani si decolla nel pomeriggio. Moleskine-blog dall'Italia una volta assorbito il viaggio senza nicotina (devo dirvi che all'andata sono riuscito a reggere l'urto senza additivi tipo cerotti e chewing gum, ma a Kuala Lumpur ho illegalmente fumato davanti ai cessi in buona compagnia) e ritornato agli antipodi dell'orologio.
Per le foto, buone notizie. Sembra possibile scaricare la memoria della Canon in un Cd a prezzo ragionevole. Ma dal Pc di casa splinder non e' accessibile. Quindi portate pazienza.
Ultima annotazione sulla colazione: personalmente, sono per una tazza di caffe' e via: quindi tutto il resto e' una sorta di "conquista", ma non riuscirei davvero MAI ad ingerire uova, salsicce, porridge o simili appena preso contatto con il mondo.
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