martedì, 29 marzo 2005

Scrivo dal "cuore" di Sydney versione un po' luci rosse, un po' giovani all'avventura nel mondo, un po' vista sulla baia. Questa sarebbe un'edicola-cartoleria, in teoria. Ma con un solo dollaro australiano (il cambio ve lo vedete voi...) offre ILLIMITATO accesso alla rete, sia pure da Pci del pleistocene con tastiera Olivetti d'antiquariato. Cosi' posso riprovare ad aggiornare la spediazione australiana in forma di blog.

Dunque, prima di tutto stamattina (all'alba, cioe' alle 9, ma ormai mi sono abituato agli orari da antipodi) abbiamo fatto un bel giro - IN AUTO - al... cimitero di Sydney. E' una (quasi) sconfinata area a ridosso dell'Universita'. A spanne, grande come il Pere Lachaire (si scrivera' davvero cosi'???) di Parigi. Dal 1868, accoglie indistintamente tutti i morti e li ospita a seconda del credo religioso. In sostanza, a parte il cimitero di guerra, c'e' una zona per ogni fede: cattolici, protestanti, ebrei, musulmani, ortodossi, ma anche "indipendenti" e/o orientali nel senso di buddhisti o altro. Le tombe italiane spiccano nella parte cattolica: tombe di famiglia, tipo tempietto con piccola scalinata in marmo italico e disegno palladiano. E ci sarebbe da scrivere una tesi di laurea sull'emigrazione secolare. Le tombe indicano flussi dalla provincia di Reggio Calabria, dai paesi alle pendici dell'Etna e dalle zone interne della Campania. Nonni dei primi del 900, genitori del secondo dopoguerra, a volte figli morti giovani nati fra la fine dei 50 e gli 80. Confesso di non aver "battuto" vialetto per vialetto, palmo a palmo, Little Italy nella Necropolis di Sydney - purtuttavia non sembrava esserci traccia di italiani piu' a nord di Roma.

Poi c'e' stata l'avventura della restituzione (dopo circa 2500 chilometri) della Corolla con cambio automatico e volante a destra per la guida a sinistra incorporati. Dal cimitero al centro di Sydney. Prima tratta in scioltezza: bastava riprendere lo stradone e seguirlo in direzione della casa che ci ospita. Un paio di ponti, effettivamente. Ma tutto dritto. A quel punto, scatta la gimkana. Indicazioni maliziosamente anticipate da segnali messi apposta per sviare. Flusso di traffico non solo intenso, ma anche da "interpretare" a seconda se si vuol girare o meno. Qui tanto per dire si corre con i cartelli che ogni 200 metri ripetono che e' vietato girare a destra. In sostanza, chi sbaglia... strada paga salato l'errore. E infatti bisognava assolutamente non distrarsi in un paio di diramazioni prima e dopo l'attraversamento del mega-ponte di fronte a Harbour Bridge. Se si imbocca la via sinistra si finisce in bocca al ponte e direttamente dall'altra parte dalla baia, prima di potersi girare. Ultimo sforzo dentro il parco centrale della citta', seguendo la mappa e scrutando l'orizzonte fino ai grattacieli vicini al "garage". Tutto bene. Compreso il recupero dei 200 dollari australiani di deposito. (Fra parentesi, abbiamo scoperto che il prezzo dell'AVIS per noleggiare un'utilitaria molto piu' vicina alla Fiat 600 sarebbe stato esattamente piu' del doppio).

Ora (quasi le 11, un'ora seduti qui dentro) si prende il treno per forse andare allo zoo forse fare un altro giro in citta'. Domani e' gia' tempo di far la valigia, dopodomani si decolla nel pomeriggio. Moleskine-blog dall'Italia una volta assorbito il viaggio senza nicotina (devo dirvi che all'andata sono riuscito a reggere l'urto senza additivi tipo cerotti e chewing gum, ma a Kuala Lumpur ho illegalmente fumato davanti ai cessi in buona compagnia) e ritornato agli antipodi dell'orologio.

Per le foto, buone notizie. Sembra possibile scaricare la memoria della Canon in un Cd a prezzo ragionevole. Ma dal Pc di casa splinder non e' accessibile. Quindi portate pazienza.

Ultima annotazione sulla colazione: personalmente, sono per una tazza di caffe' e via: quindi tutto il resto e' una sorta di "conquista", ma non riuscirei davvero MAI ad ingerire uova, salsicce, porridge o simili appena preso contatto con il mondo.

postato da: cielinesodo alle ore marzo 29, 2005 05:27 | Permalink | commenti (2)
categoria:australia, cieliextra
lunedì, 28 marzo 2005

Finalmente riesco ad aggiornare. Qui e' il lunedi' dell'angelo, ma a Sydney centro e' (quasi) tutto aperto. Internet point compresi. La giornata e' cominciata con l'inatteso incontro con David Campese, star del rugby australiano degli anni 90, attualmente proprietario di un negozio a The Rock dedicato alla palla ovale. Siamo entrati per comprare la maglietta ufficiale dei Wallabies richiesta alla partenza. Lui era dietro la macchina del caffe'. Non ero sicuro fosse lui e ho fatto verificare in inglese. Ed era proprio lui, una specie di mito della palla ovale. Gentile e disponibile, non solo... a vendere. Ma anche a ricordare quand'era in Italia. E a firmare l'autografo che a sorpresa, con dedica, accompagnera' la maglietta giallo-verde. Poi un po' di shopping a caso, girando nel cuore di una citta' improvvisamente popolata di cinesi. E una birretta prima di trovare un Pc abile al blog.

Non potevo scrivere da quello della casa che ci ospita, protetto e schermato per siti come questo. Cosi' mi sono dovuto accontentare di scaricare posta elettronica, rinviando di giorno in giorno la blogscrittura. Ma di giorno in giorno non c'e' piu' stata occasione di approdare in citta' o ad un Internet caffe'. Cosi' ora in teoria avrei un sacco di cose da raccontare, mentre in pratica il tempo stringe. C'e' il ferry da agguantare per il ritorno, perche' qui si "cena" alle 5 massimo 6 pm. Del resto, ormai mi sono abituato a svegliarmi alle 7-7.30 e perfino a fare una colazione vera (caffe', succo d'arancia, pane e marmellata, a volte frutta, a volte dolci) prima di uscire di casa. Con la famiglia che ci ospita abbiamo perfino beccato la messa cantata alla chiesa cattolica tedesca il giorno di Pasqua, mentre siamo riusciti a dribblare il rinfresco successivo solo perche' non c'era posto nelle tavolate e soprattutto si beveva vino che ai due bambini non e' ancora consigliabile. Con loro siamo finiti a Scotalnd Island e poi nel cuore di uno dei tanti parchi nazionali: nel capo spazzato dal vento si vedeva Lion Island e dall'altra parte il faro di Palm Beach dove eravamo all'inizio della vacanza. Ieri invece visita al Museo del mare con annesso sottomarino australiano, in servizio fino al 1999. E poi cenetta thai, che per i miei gusti lasciava intravvedere difficolta' ma che si e' poi risolta per il meglio con la carne e la salsa chili in versione soft.

Ma sono dettagli, che' ci sarebbe da scrivere un romanzo. Tanto per dire siamo approdati all'Easter Show dentro l'ex parco olimpico. Una super-mega Fiera con una marea di gente. Dal rodeo in stile americano all'esposizione di tutti gli animali, dal campionato di spaccalegna fino alla corsa dei maiali che culmina con il... maiale volante (veramente, un maiale che vola dentro una mini piscina). Oppure la gente, come e dove vive. Pero' dovro' mettere un po' d'ordine prima in testa e poi raccogliere appunti, impressioni, notarelle finora nel moleskine.

Mi limito ad annunciare la "pubblicazione" delle foto (chiedendo autorizzazione a chi detiene il copyright della Canon e non solo) una volta riantrati in Italia, cioe' nei primi giorni di aprile. E a considerare seriamente l'ipotesi di raccontare per temi questo viaggio, una volta sistemato l'archivio. Per il momento e' tutto e dubito che nei prossimi tre giorni riesca a connettermi di nuovo con splinder...

postato da: cielinesodo alle ore marzo 28, 2005 08:01 | Permalink | commenti (5)
categoria:australia, cieliextra
sabato, 19 marzo 2005
Eccoci sempre dall stessa videoteca. Giusto per ringraziare le lettrici affezionate (La sabbia comunque, qui a Byron Bay, suona davvero sotto i sandali e sotto i piedi...) e aggiornare il diario di un viaggio davvero speciale (chiedo scusa per gli accenti ma la tastiera aussie non prevede vocali con l'accento incoroporato...).
Tanto per cominciare, ci siamo sospinti fino a Nimbim che e' una sorta di ultima enclave della comunita' hippies australiana, che da oltre 30 anni campa sull'erba in tutti i sensi. Un'appendice da un centinaio di chilometri per vedere "il posto piu' strano del mondo, una specia di Cinecitta' dentro la foresta" (e la definizione non e' mia...). Valeva la pena, se non altro per verificare che esiste davvero.
Poi ci sono i vini (a beneficio della signorina Sidgi) che non fanno mai meno di 13 gradi, compresi i bianchi importati dalla Nuova Zelanda. Assaggiati diversi, ma il bello dve eancora venire con il passaggio-tappa in programma nella Hunter Valley-tappi e degustazioni a volonta'...
Per i cieli e le nuvole e la luce e tutto il resto che sta sopra la terra e il mare d'Australia c'e' da aspettare: qualcosa di buono nell'occhio digitale c'e'. tuttavia qui non siamo dotati di un Pc ne' di un'attrezzutura tecnoclogicamente all'altezza dei blogger piu' scafati e informatizzati.
Domani mattina qui, nel posto piu' a est di tutta l'Australia e' in programma il rally pacifista che sara' tutto da vedere dopo che nella via principale sventola l'arcobaleno della PACE in italiano e da una settimana tutti aspettano quest'appuntamento come se fosse il Festival del Blues che invece terra' banco la prossima settimana in grande stile (l'altro appuntamento culturale locale e' ad agosto con il festival degli scrittori).
Dopo la manifestazione, si ritorna verso sydney con una Toyota Corolla con il cambio automatico e il volante che vibra a 100 chilometri all'ora e solo quattro Cd da alternare nel lettore. Destinazione a tappe (non forzate) Sydney, dove pare che i nostri ospiti ci aspettino con nostalgia...

Alla prossima, con calma.
postato da: cielinesodo alle ore marzo 19, 2005 11:37 | Permalink | commenti (4)
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mercoledì, 16 marzo 2005
 Eccoci con gli occhiali d'ordinanza in un altro Internet point, questa volta dentro una videoteca che pero' resta aperta di notte. Non so quanto duro con queste tastiere senza accenti e tutta sta gente che va a caccia di Dvd alle mie spalle, mentre uno qui a fianco si e' attaccato alla spina con il suo bel portatile.
Comunqe scrivo da Byron Bay, il posto piu' a est di tutta l'Australia che prende il nome dal nonno del celebre poeta inglese. E' anche il posto piu' no global del NSW. O forse e' soltanto il posto dove, fra surfisti, turisti, giovani, festival blues e di scrittori, resiste di piu' l'eco della comunita' hippies che si e' insedita qui nel 1972. Il cielo di Byron Bay e' davvero tropicale con nuvole che prima o poi riusciro' a pubblicare. Luce brillante, tramonti rosa-viola-indaco-neon, e un faro che e' il piu' potente del continente dal 1901. Spiaggia lunga che non finisce mai. Sabbia caraibica, ma dura, che i piedi sopra la suonano some fosse un pavimento appena lavato. Pesci che saltano nelle piccole lagune ricavate fra foresta e mar di Tasmania. E pescatori che ributtano in mare i pesci dopo averli catturati.
Si sta qui fino a domenica, quando c'e' la manifestazione per la pace con tanto di veterani e musica. Poi si torna a tappe verso Sydney.

postato da: cielinesodo alle ore marzo 16, 2005 12:08 | Permalink | commenti (2)
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venerdì, 11 marzo 2005

Mai dimenticarsi gli occhiali, altrimenti vi ritrovate davanti ad un Pc che siete ciechi e e se non c'e' qualcuno che legge il monitor per voi non ne venite fuori. Quindi oggi dovete accontentarvi di un rapido appuntino itinerante sotto il cielo dell'oceano pacifico all'altezza di Port Macquarie, 500 chilomentri a nord di Sydney. Attualmente i gradi al suolo sono 27 e la temperatura dell'acqua consiglia solo di far surf con tanto di muta. Si beve birra davanti ad improbabili vascelli, mentre c'e' qualcuno che prende il kajak e sfida le onde. Qui hanno perfino l'ospedale dei koala, attrezzato come e meglio di un ospedale per bipedi. E il museo (chiuso) racconta come i galeotti dell'Ottocento sono stati accolti dagli aborigeni e hanno colonizzato quest'angolino degli antipodi. Nuvole all'orizzonte piu' bianche che nere. Cielo terso e tropicale. Sabbia da dune che diventa cemento in riva all-oceano. Senza occhiali piu' di cosi' non potete ottenere.

Alla prossima, con gli occhiali

postato da: cielinesodo alle ore marzo 11, 2005 08:18 | Permalink | commenti (2)
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domenica, 06 marzo 2005

Qui agli antipodi la vita e' davvero un'altra cosa. A cominciare dalla tastiera del Pc senza le lettere accentate. Per continuare con le auto che si fermano 100 metri prima della striscia bianca. O della lentezza (giusta, dosata, scelta) con cui ti servono un caffe'. E poi i rumori che non sono i nostri, a parte vento e oceano. Insomma, agli antipodi e' un altro mondo. Non basta una settimana a sputare sentenze, ma l'impatto resta forte.

Scrivo da GREEN ROOM, Internet cafe di Manly, spiaggia oceanica di Sydney. Circondato da ragazzini in chat o impegnati in furiosi combattimenti virtuali. Fuori la spiaggia e' davvero da cartolina con un'onda di surfisti che cavalca onde: ieri che il tempo non era buono, ma il vento era fortissimo, lo spettacolo valeva la pena di non poter fumare. Gia' che' qui sono un po' proibizionisti: non si fuma, non si beve, niente cani, vietato lasciare rifiuti e la polizia che random controlla l'alito dei guidatori lungo il lungomare. Ci siamo concessi un bel week end di relax con la scusa del mio genetliaco. Viaggio in ferry dalla casa che ci ospita fino a Circular Quay. Poi un vero traghetto che attraversa la baia e sbarca la gente qui. Non c'era modo di fermarsi e cosi' via con il primo bus fino al centro commerciale locale (questi si' sono tutti uguali dovunque nel globo) e poi un altro bus che carica ragazzini usciti dall'ultimo giorno settimanale di scuola e ferma ogni 500 metri. Su su fino a Palm Beach, una spiaggia in riva all'oceano l'altra nella baia interna con parchi, parchetti, campi da golf. Posti dove si celebrano matrimoni e volano pappagalli verdi verdi fra l'esercito di gabbiani che sono come da noi i piccioni. Trovata una stanza per una sola notte, bevuto Campari con soda e ghiaccio (praticamente acqua con il retrogusto di vago alcol) e cenato all'Ancora con una bottiglia di vino neozelandese. E ieri mattina via di bus che' alle 8.30 c'era la stanza per due notti qui in hotel da matrimoni giusto in riva al mare. Stamattina ci ho anche fatto il bagno, ma dalla piccola spiaggia riparata dove tutti si cimentavano con lo snorkeling neanche fossimo ai Caraibi. Acqua gelidina, salatina, verdolina d'alghe. Due passi e un tuffo. Con raffica di bracciate in cerca di riscaldamento muscolare. Per fortuna, la linea di galleggiamento aiuta anche le... boe come me. Ma oltre il quarto d'ora di nuotata, il primo bagno agli antipodi non ha retto.

Finora, cosi' alla rinfusa, sono rimasto molto impressionato dai lampi, dalle nuvole e dal silenzio. Qualche sera fa c'e' stata una vera tempesta elettrica su Sydney tanto che sono saltati perfino i voli. Lampi fortissimi, piu' rosa che bianchi, capaci di squarciare in due il cielo nero e grigio, ma soprattutto di scaricarsi a terra. I tuoni a dirla tutta sono stereofonici e densamente acustici: uno sulla testa lascia il segno, ma non come lo spettacolo del cielo che si illumina e balugina lampeggiando. Le nuvole qui corrono forte: dal prato del giardino botanico di fronte all'Opera, ne ho viste dozzine cambiare forma e consistenza, tagliare il cielo azzurro terso e rincorrersi sopra il mare. Nuvole leggere, non di cotone, quasi fossero piccoli aquiloni. E nello stesso tempo nuvole da cartoni animati che solcano il loro pezzo di cielo cambiando forma, diventando figure che s'intrecciano, lasciando una sorta di traccia geografica dell'immaginazione. Infine, il silenzio. Case di periferia senza una radio accesa, senza il rumore della Tv, senza apparentemente inquilini. Strade e approdi muti. Piccole spiagge con i pellicani immobili sullo spuntone di roccia. Al massimo, il motore di qualche motoscafo e degli elicotteri. Ma silenzio. Perfino nel cuore di Sydney tutto diventa attutito, almeno rispetto ai nostri standard. Il traffico non manca, pero' nessuno strombazza. I treni sfrecciano, ma quasi con il silenziatore incorporato. E nel silenzio metropolitando degli antipodi restano le sagome dei coraggiosi scalatori di ponti. Gente che si infila la stessa tuta grigia, si attacca con un moschettone alla guida e parte per il free climbing del ponte, con salita sull'arcata e discesa tutti in fila indiana praticamente a contatto con il cielo.

Bene. Non rileggo nemmeno, altrimenti cancello tutto e ricomincio da capo. So di non aver parlato del fascino delle Blue Mountains (luce strana, effetto blu eucalipto) perche' a momenti faccio un coccolone di caldo. E di un sacco di altri particolari, persone, cose, immagini, sapori e odori. Non sara' un diario di viaggio preciso, ma dovrete accontentarvi. Del resto, non so quante volte mi fermero' a digitare come ora...

Il programma teorico del viaggio prevede rientro alla base domani sera. Forse martedi' forse no si noleggia la Toyota Corolla con guida a destra e ci si avventura lungo lo stradone pacifico puntando verso nord. Ma forse si cerca un'altra spiaggia che non sia l'ultima. O magari si decide di volare sul cielo agli antipodi.   

 

postato da: cielinesodo alle ore marzo 06, 2005 07:18 | Permalink | commenti (5)
categoria:australia, cieliextra