lunedì, 31 gennaio 2005

LUNEDI'

Lunedì con il mal di pancia, in ogni senso. Stretto: con corsa al bagno di prima mattina. Metaforico: interlocutori che lo inducono, insieme alla sonnolenza. Politico: tipico della prospettiva anti-B che però sfoglia la Margherita. Lavorativo: massa enorme di produzione, genere catena di montaggio.

Lunedì di soddisfazioni marginali, visioni intermittenti, scritture private. (Per la cronaca, l'educatissimo slavo ha rinunciato definitivamente al catorcio con quattro ruote ma appena 54 mila chilometri. Una trattativa perfino piacevole, soprattutto se paragonata con certi squali in Regimental e Suv). E un paio di lampi imprevisti...

Direttamente al telefono in viva voce femminile a metà pomeriggio arriva l'annuncio: domani parte il pacco-libro da Ravenna. Confesso la curiosità, ma ammetto anche di essere clamorosamente indietro nella lettura. E ho deliberatamente rinunciato a misurarmi con Detective, volume II che antologizza anche un diverso Simenon versione cronaca nera, con buona pace di chi coltiva la bibliografia completa dell'autore.

On line, invece, il video dell'operazione Siberia che merita attenzione: sono le nostre città all'epoca del massimo benessere concentrato in casa. Fuori, magari, succede di tutto.

Lunedì, ora di cena (basta con le pizze) anche per me.

postato da: cielinesodo alle ore gennaio 31, 2005 21:56 | Permalink | commenti (2)
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lunedì, 31 gennaio 2005

WEEK END

Rieccomi al posto di lavoro, dopo un week end gelato. Sabato sera (dopo una lunga, siberiana e variopinta giornata produttiva...) pizza in casa di amici con due figlie. Arrivo inesorabilmente per ultimo: quattro quarti di pizze diverse, gusto forno microonde, più lattina di Guinness con palla interna che fa la schiuma esterna. Tutti parlano del loro lavoro. Finisco per dedicarmi alla figlia più piccola, che sembra un cartone animato e parla con la "erre" nè moscia nè gutturale nè francesce, ma tutte queste insieme. Guarda cartoni al Dvd, esibisce capacità di free climbing sul seggiolone, dimostra di non lasciarsi intimidire dalla barba. La serata continua più o meno così. Oltre l'1, con le bimbe a letto, accuso una totale assoluta stanchezza. Occhi sempre più arossati, testa pesantemente vuota, sbadigli maldestramente trattenuti. Finalmente, guadagno il letto un'ora dopo e non metto la sveglia.

Torno al mondo alle 12.30. Caffè come antipasto. Giusto il tempo di doccia con shampoo. Poi un po' di digitazione in privato (sono in arretrato con una mezza dozzina di impegni, forse sfrutto il carnevale per liberarmi scherzando di quelli meno leggeri). E gita al lago ghiacciato incassato fra colli, valli, boschi. Impressionante il numero di persone capaci di camminare in riva alla lastra. Famiglie che di domenica pomeriggio non hanno di meglio da fare che ammirare nutrie fra i canneti congelati, cigni e anatre che difendono l'ultimo angolo d'acqua, uccelli ridotti a inseguire cibo dovunque. In meno di un quarto d'ora, finiamo al bar. Tutti che degustano cioccolate con la stessa faccia inespressiva con cui (immagino) partecipano alla pizza al lume di candela del venerdì sera. Per scappare di lì occorre attraversare un bosco, con strada in pendenza del 10%, sempre più stretta: una dorsale da jeep che collega frazioncine quasi di montagna e alla fine tocca la provinciale che scende verso l'autostrada.

La "signora delle tre province" solcato con in diesel anche ieri ha centrato l'obiettivo, chè la pizza con l'autore era geograficamente prevista in un luogo diverso dalla partenza, dal lago e dal ritorno. Salone zeppo di gente, saletta post modern riempita di bambini. Si mangiano crochette di patate, si beve birra, si aspetta abbastanza la pizza. (Continuano i dialoghi anti-Sirchia fra sconosciuti che si ritrovano naturalmente sorridenti e conversanti, con la sigaretta in bocca anche a meno 5 gradi). Prima di dolce, caffè, liquori invece si parla di sesso, letteratura, coppie miste, trame futuribili, citazioni e famiglie non necessariamente in quest'ordine. Finale su pressioni, dipendenze, esami: la medicina migliore, però, per l'autore e signora si rivela Bobo Vieri che piazza due gol al Palermo. Esultanza in auto alla notizia radiofonica. Cambio di macchina (si torna al diesel) e rientro a casa dopo le 23. In tempo per ascoltare la mortadella invertistato dalla Dandini, sbirciare Terra! e aggiornarsi sui risultati di basket. Fine del week end. Non ho letto nè quotidiani nè una pagian dei libri che si accumulano.  

postato da: cielinesodo alle ore gennaio 31, 2005 14:04 | Permalink | commenti
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giovedì, 27 gennaio 2005

 CASO

Per caso, porto a lavare il catorcio a quattro ruote da cui deve velocemente separarmi. Al benzinaio-capo rivelo che "Lo do via per niente..." e lui mi guarda stupito. Spiego che i "commercianti" pagano sull'unghia, ma meno della valutazione standardizzata. Torno a riprendermelo bello lucido (con i bozzi della grandine, le macchie dei piccioni e il resto) e mi si presenta il ragazzetto slavo. "Scusi, è vero che la vende per poco?". Il resto è un dialogo tecnico-tattico concluso da un appuntamento telefonico. Rientro alla base e, per caso, racconto l'episodio ai dirimpettai di computer. Scatta in piedi uno: "Offro di più. La prendo". Caso mai nascesse un'asta? Rinvio ad oggi la decisione.

Nel pomeriggio, squilla il telefono. E' l'amico del benzinaietto slavo. Chiama da Roma (!), con accento slavo, gentile e deciso, pronto a saltare sul treno per firmare il passaggio di proprietà. Mille euro? Gol. Il dirimpettaio, invece, per caso fa un passo indietro per motivi di famiglia. Ma per caso, mi sottolinea che la valutazione del catorcio è doppia.

Ci dormo sopra, se il catorcio mi riporta verso casa. Lo do via allo slavo di Roma, se poco poco si presenta davvero. Così per caso. Non farò un affare; ma evito bollo, bollino blu, revisione e il "commerciante" che nicchiava e ho evitato di richiamare da settimane. 

postato da: cielinesodo alle ore gennaio 27, 2005 23:51 | Permalink | commenti (3)
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giovedì, 27 gennaio 2005

 TOUR WEB

Giro in rete con block notes. Ecco il risultato: l'antologia che ci riguarda direttamente e la rivista medica che suona e risuona (ora anche con Mario Desiati in redazione); il sito di Sofia per chi vuol saperne di più e quello della prossima mèta di vacanza; un'intervista ad Agota Kristof (di cui ieri Repubblica anticipava un lungo racconto edito a Bellinzona) e un altro articolo sull'occupazione della chiesa di Parma; il sito di Francesco Guccini e l'eco degli anni 80 con la volpe d'epoca; infine  il blog segnalato da 2120 e quello "influenzato"

postato da: cielinesodo alle ore gennaio 27, 2005 18:16 | Permalink | commenti (2)
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martedì, 25 gennaio 2005

GIORNATA PIENA 

Dura la vita. Svegliato male, con la pizza di ieri sera che galleggiava ancora nello stomaco. Colazione di fretta. Passaggio dal dentista per burocrazia: studio chiuso. Rientro a casa. Digitazione selvaggia per accumulo ritardo causa viaggio a Sofia. Capuccino e briosche al bar. Sguardo distratto al giornale (solo titoli). Rientro a casa. Squilla il cellulare: un amico è in città per poche ore. Prendiamo un caffè? Certo che mi rimetto in ascensore. Rientro a casa. Sguardo alla posta (solo banca). Sveglia! E' tempo di lavorare. Un taxi per guadagnare il luogo predestinato. Poi un bus zeppo di gente. Per fortuna, strappo un passaggio fino a qui. Non arrivo a spogliarmi che spunta la stagista dell'estate. Si va al bar. Ingollo un toast, acqua con il gas, caffè dentro il vetro. Lei sorseggia thè. Sigaretta e ascensore. Testa bassa per cinque ore. Telefono, e mail, fax, Internet. Giornata piena. Giusto il tempo di sbirciare la posta elettronica (di ieri) e di fottersene di Sirchia nella "gabbia" pro... fumo. Registro un invito con pizza per domani sera: giovane scrittore presenta il suo romanzo. Annoto che la "capa" romana filiforme è incinta di sei mesi: si chiamerà Maria (ottimo nome, rispetto a tutta 'sta fantasia allucinante all'anagrafe da sit com). Prenoto un caravan per l'Australia? No, tranquilli: mi fermerò all'auto con guida a destra. Mi informano che a Beirut (Libano, mica estetica del dopo cena) si è acceso un bengala di carta a mio nome. Non ho più avuto notizie da Sofia: i computer funzionano o sono a schermo fisso e processore sovietico? Mi hanno invitato nei Paesi baltici a settembre: naturalmente un gentilissimo manager che non decide la composizione della comitiva. Ho perso l'ultimo bus per tornare a casa. Confido nel passaggio del grande capo. Altrimenti, me la faccio a piedi. Cena? Un mistero. Sonno? Abbastanza. Domani sarà come e peggio di oggi, scrutando l'agenda delle incombenze. E venerdì resta lontano come Sydney.   

postato da: cielinesodo alle ore gennaio 25, 2005 21:42 | Permalink | commenti (2)
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lunedì, 24 gennaio 2005

PARMA: CASA & CHIESA

E' vero: l'ho letto sull'Unità. Era il giornale dei comunisti, ormai fra girotondi e riformismo è così rosa pallido da non spaventare più nemmeno i preti. In compenso, racconta di un parroco a Parma che ha lasciato occupare la chiesa di Santa Cristina da immigrati, extra, lavoratori "in nero" che non trovano un tetto nei 6 mila appartamenti vuoti nella città di Verdi e del culatello. E' la versione italiana dei sans papier nella chiesa di Saint Bernard, XVIII arrondissement di Parigi, nel 1998. Una bella storia firmata dalla penna di Maurizio Chierici, ex firma del Corrierone (mchierici2@libero.it per chi vuole contattarlo direttamente, visto che il giornale un po' Ds un po' Colombo non mette in rete il suo lungo articolo...).

Cito solo uno stralcio: "Nella predica della domenica don Luciano racconta di una telefonata: una signora devota che lo invita a ripulire Santa Cristina. Li mandi via, altrimenti il suo cattivo esempio può essere imitato da altri preti: sarebbe la rovina della Chiesa. "Magari tutti i preti facessero così, accogliendo lo straniero come invita il vangelo". Prima della messa il vescovo Bonicelli è andato a trovare don Luciano. "Mi saluti i ragazzi", parole accompagnate da 500 euro. La Caritas distribuisce 400 pasti al giorno. Ma gli affamati sono triplicati. Non solo extra, anche parmigiani che non ce la fanno con la pensione".

Sarà anche strumentale (a Parma governano i civici del Polo...), ma la paginata di Chierici tocca un nervo scoperto nel cuore dell'Emilia non più rossa, nella città di Tanzi e del mulino bianco Barilla. Una lettura decisamente istruttiva, se solo recuperate l'originale cartaceo.

postato da: cielinesodo alle ore gennaio 24, 2005 21:12 | Permalink | commenti (2)
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sabato, 22 gennaio 2005

 REPORT FROM SOFIA

Appunti, suggestioni, lampi, ricordi. Eccovi (in anteprima planetaria...) Sofia, Bulgaria. Cinque giorni di soggiorno non permettono giudizi. Tuttavia è la capitale del prossimo confine perferico dell'Unione Europea. Data prevista dell'ingresso 1° gennaio 2007.

Sofia ha un milione e 300 mila abitanti (tutta la Bulgaria ne fa circa otto). Sembra Belgrado negli anni 70. Il cirillico e la lingua sono un bel muro. Per fortuna, molti parlano e capiscono l'inglese scolastico da viaggio. La televisione in bulgaro trasmette format del genere Striscia la notizia, quiz da Jerry Scotti: identici ai nostri, incomprensibili nei dialoghi. Si mangia al ristorante fico e a quello tipico con 10-12 euro. Un pacchetto di Marlboro in albergo costa due euro. Il taxi si paga come (e meno) della nostra metro. La gente è abbastanza silenziosa e triste. Non c'è molto da vedere oltre cattedrale, chiese e palazzi del potere. In compenso, si fanno un sacco di affari e chi ha il debole per le puttane tende a mettere radici. Di seguito, il resto in ordine sparso.

 

 

Governo "monarchico" con Simeone che affida agli yuppies Under 40, figli del regime svezzati dal capitale occidentale, le chiavi dell'economia. Informazione sventagliata (una ventina di quotidiani, una raffica di testate periodiche, televisione di Stato e soprattutto reti private) alla ricerca dei nuovi confini spesso tracciati dai vecchi interessi. Mercato schiuso all'Occidente con formalità da burocrazia-Stato e contrattazioni da bazar. E in autunno si vota: i sondaggi premiano la rimonta socialista del Bsp (orfana di leader) sui "berluscones" del premier Simeone, il salvatore della patria; ma c'è l'incognita del generale giustiziere del crimine che potrebbe sparigliare i giochi.

 

 

 

 

Intanto Sofia sopravvive come in un limbo. Più Europa, meno certezze. Palazzi in decadenza e imprese edili al lavoro. Vetrine scintillanti di merce: due lev per un euro. Teleriscaldamento garantito a ogni quartiere, telefoni pubblici "muti" (Btk no connecting people sbeffeggia il graffito sull'apparecchio). Yogurth e miele insieme al Big Mc.   

 

 

 

 

L'atmosfera balcanica si confonde con i simboli dell'occidente.  Il cuore di Sofia pulsa intorno alla cattedrale costruita in memoria della liberazione dai turchi. Gli ortodossi venerano icone con Cristo, la Madonna e i santi sono quelli cattolici con l'aggiunta di condottieri russi. L'altare è "chiuso" ai fedeli, mentre un imponente baldacchino è riservato all'autorità civile. Del resto, la bandiera bulgara sventola all'esterno delle altre chiese dove la lunga funzione religiosa è accompagnata dalla nenia del coro. All'esterno della cattedrale il mercatino dei souvenir dell'epoca sovietica, ma anche nazista. Matrioske e riproduzioni di icone, orecchini di malachite e collane d'ambra, scacchi e carte telefoniche, fiaschette marchiate Cccp e tovaglie ricamate. A due passi, la Nunziatura Vaticana con la targa celebrativa che ricorda come a metà dell'altro secolo era retta da papa Roncalli: ora viene sorvegliata a vista dalla sicurezza. Dall'altra parte della grande piazza della cattedrale, fianco a fianco le ambasciate di Austria e Italia che si sono scambiate le due palazzine liberty alla fine della prima guerra mondiale.

 

 

 

 

Nel parcheggio e lungo il vialone, però, il contrasto fra passato e futuro viaggia a quattro ruote. Sul pavè si fanno strada gli stessi modelli di Suv, berline e coupè all'ultima moda di spot. Auto di pochi. Il parco macchine oscilla, invece, fra le serie utilitarie tedesche e giapponesi di fine anni Ottanta e le mai rottamate Leda e Trabant a furor di popolo. Ma dalla gigantesca periferia con i palazzoni che moltiplicano l'effetto Marghera la gente si sposta ancora con le due linee della metro, i filobus e i tram. Non si vedono moto, scooter e nemmeno biciclette: a 600 metri, con una montagna innevata alle spalle della città, l'inverno gela sempre la colonnina di mercurio.

 

 

 

 

In compenso, la metamorfosi dal comunismo al consumismo è quasi perfettamente compiuta. I centri commerciali sono "europei". La telefonia mobile aggiornata agli Mms. All'insegna McDonald's che campeggia fanno ombra le piccole catene di mordi-e-fuggi. Geox ha il negozio di scarpe che respirano agli stessi prezzi a fianco del palazzo presidenziale, mentre la pasticceria dell'hotel Bulgaria riproduce vetrine e arredamenti da metropoli occidentale.

 

 

 

 

Sofia by night, invece, insegue come può l'integrazione europea. La discoteca Planet ospita la bella gente che si diverte sotto l'occhio attento di un esercito di gorilla, svezzati dalla malavita degli anni Novanta. Il Tequila Bar con la terrazza in piazza riproduce il battito animale nell'amplificazione intorno a tre banconi ognuno con cubista da tavolo: ingresso 2,5 euro (ragazze gratis) con passaggio al metal detector prima di guadagnare la vista sulle ventenni truccatissime. Il Kamasutra propone spogliarelli e spettacoli lesbo: una sorta di lap dance alla bulgara, frequentato dai militari della Nato che parcheggia gli uomini in divisa da Pm davanti all'ingresso.

 

 

 

 

Tutto sotto controllo, in sicurezza. Come la prostituzione. Gli alberghi infilano un paio di condom in tutte le stanze, nel cestino del bagno fra sapone, shampoo e dentifricio. E nella hall il personale maschile di servizio, alla vista di 50 euro, è pronto ad accontentare i clienti. Un trillo e la squillo scende dal taxi. Basta intendersi sui gusti.

 

 

 

 

Mendicano, invece, le lavavetri all'angolo del parco centrale. Vanno a caccia nei cestini le anziane con l'incubo del calendario. Estraggono il lucidascarpe dalla borsetta signore di mezza età che non si compreranno mai il lucida labbra. Indossano cappotti bulgari molte mamme che accompagnano i figli a scuola.

 

 

 

 

   

 

 

 

 

"Siamo un paese con otto milioni di abitanti, ma circa un milione di pensionati sopravvive soprattutto nelle province con l'equivalente di 20-30 euro al mese. Il salario medio tocca i 150 euro, tuttavia molti sono costretti al doppio lavoro o ad arrangiarsi per  arrivare a fine mese. E' vero che la crisi del 1997 con un'inflazione al 300% è ormai alle spalle, tuttavia l'ingresso della Bulgaria nell'Unione europea fra due anni comporterà anche costi che non tutti possono sopportare. I due sindacati nazionali denunciano il mancato rispetto della sicurezza nei luoghi di lavoro, ma è come per la legge anti fumo: esiste, è in vigore, tuttavia nessuno la rispetta. E se il sistema scolastico e formativo continua a reggere con oltre il 15% di laureati o diplomati specializzati, sul fronte sanitario e previdenziale gli effetti sono già pesanti per la popolazione che non appartiene al 7% di super-ricchi e al 30% di classe media".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La nicchia di "resistenza" si manifesta più che altro provocatoriamente estemporanea. La scritta che ammicca dal muro: fucking-school.org che traduce l'esuberanza giovanile in un indirizzo Internet. I volantini in inglese che contabilizzano l'acquisto in saldo dei Balcani da parte della Cia: la nostalgia del comunismo fotocopiata all'incrocio con il chilometro zero. L'urlo No War soffocato dalla fermata del tram dipinto di viola come la pubblicità della cioccolata. Gli occhi smaliziati dei Rom, minoranza come l'etnia turca.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In Bulgaria lo sport nazionale è il sollevamento pesi. E fino al 2007 servirà davvero uno sforzo collettivo da titolo olimpico. Il cielo del centro di Sofia è attraversato dagli aerei di linea in fase di atterraggio. Marciapiedi, strade, ferrovie hanno ancora standard da èra Gorbaciov. Il viaggio in Europa è appena cominciato anche a Plovidiv, Varna, Burgas e nelle 28 province, nelle 41 Università, nei 37 mila chilometri di rete stradale. Si marcia con la previsione di un aumento del 4,5% del prodotto interno lordo nel 2005. La zavorra non manca: 14% di disoccupazione di lungo periodo; una mortalità infantile oltre quota 10 ogni mille nati vivi; poco più di 5 mila dollari di reddito annuo medio pro capite.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da: cielinesodo alle ore gennaio 22, 2005 19:48 | Permalink | commenti (4)
categoria:cieliextra
giovedì, 20 gennaio 2005

RIENTRO

Tornato, non sono in grado di scrivere di più. Per ora. Abbiate pazienza. A volte, mi fanno perfino lavorare davvero. 

postato da: cielinesodo alle ore gennaio 20, 2005 19:46 | Permalink | commenti (2)
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venerdì, 14 gennaio 2005

DECOLLO MULTIPLO 

Parto domani pomeriggio. Vado all'estero. Fino a mercoledì prossimo. Per lavoro. Due voli e altrettanti decolli e atterraggi in andata. Torno (spero) mercoledì sera con lo stesso sistema aereo. Ho vinto (senza saperlo, volerlo, cercarlo) alla "lotteria" aziendale. Metà dei colleghi mi invidiano: sono quelli che viaggiano solo d'estate fino alla spiaggia più vicina e d'inverno fino alla montagna dietro l'angolo. Metà dei colleghi mi prendono per il culo: "Dai, che è una gita. E con pochi euro trovi pure da trombare...".

Parto domani pomeriggio alle 15.15. Fanno l'appello al check in alle 14. Lo raggiungo con un preliminare bus-treno-taxi e la borsa "leggera" che sarà zeppa di indumenti pesanti a mano. Il passaporto, per fortuna, è valido fino al 2006. Ho dovuto appiccicare la marca. Erano due anni che non lo utilizzavo più, grazie a Schengen. E allora era sbarcato senza tassa annuale a La Habana: fino a Parigi bastava la carta d'identità e a francesi e cubani 'sta bizzarria italiana della marca sul passaporto è assolutamente ignota. Ma domani, dopo il primo scalo in Italia, non c'è scampo: volo solo con la marca e torno solo con il timbro sulla marca. Di che marca è la marca?

Parto domani. E oggi ho passato il pomeriggio a ricevere fax, e mail, telefonate "di viaggio". Il programma, per fortuna, ritaglia ampi spazi di libertà. Altrimenti rischio di sciropparmi una sorta di sbarco intruppato con planning  spietato, dall'ora della sveglia a quella della dormita. Sarà bene ricordarsi dei libri da leggere, se la compagnia si rivelerà (com'è possibile) a senso unico con alto rischio di autoreferenzialità. Ma il problema vero sarà scovare berretto, guanti, sciarpa: tutta roba che non uso MAI e che non so in quale meandro dell'armadio è nascosta.

Parto domani. Ieri mi sono raffreddato anche la colonna vertebrale in un patronato, dove giovani performers si alternavano a giovani europei e a giovani scrittori. Io che giovane non sono ho sdegnosamente rifiutato il thè al bergamotto ("Bevo quella roba solo quando sto veramente tanto male...") e nelle due ore e mezza di permanenza seduto sotto un ombrellone da spiaggia e sopra una sedia da regista di film ho rimpianto la bevanda ospedaliera. L'aperitivo con sigaretta non ha ripianato la termica corporea. Anzi, temo che il mezzo tramezzino dal colore indefinibile e dal sapore acido-calabro-salame sia stata la vera causa di una mattinata "movimentata".

Parto domani. E fanno cinque giorni senza vedere lei che assomiglia (dicono gli amici di ieri sera in pizzeria) a un'attrice mai sentita o meglio che faceva la famiglia Addams e poi movies di nicchia. Per me, lei non assomiglia a nessun'altra al mondo: sarà pure banale, ma resta un "valore acquisito". E faccio fatica a chiudere gli occhi e pensare che fino a mercoledì vago di decollo in atterraggio, da una hall ad una sala ristorazione, da un letto singolo ad una poltrona senza poterla guardare negli occhi. Una bella prova.

Parto domani. E so perfettamente che anche trovando Internetpoint/cafè non mi ricorderò la password del blog ma soprattutto non avrò la minima volontà di digitare. Mi chiamano a recitare la parte del mezzo turista e mezzo viaggiatore. Sarò parte di una compagnia di giro che ha ben altre idee per la testa. Le condizioni (anche meteo...) mi sospingeranno inesorabilmente dentro la stanza.

Parto domani. Volerò sull'Italia della fecondazione assistita e dei figli di puttana. Atterrerò (spero) sotto ben altro cielo. E' un esodo in più in questa collezione autunno/inverno.

Parto domani.  

postato da: cielinesodo alle ore gennaio 14, 2005 23:03 | Permalink | commenti (5)
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mercoledì, 12 gennaio 2005

 BOCCA AVVITATA

Una vite in bocca, mi ripresento al lavoro. E digito qualche riga, altrimenti c'è chi mi rimprovera accusandomi di "diserzione" dal blog. La classifica dei libri in esodo sarà per tempi migliori: lo so che l'avevo promessa avviandomi alla macchinetta del caffè per poi sparire in una novola di fumo; ma ci devo davvero pensare con calma... Invece con la bocca avvitata (e i punti di riferimento cuciti nell'arcata superiore sinistra), preferisco conservare l'abitudine con la digitazione.

E allora in sala c'è l'orco più esilarante del grande schermo: noi adulti ci divertiamo più e meglio dei bambini con quest'animazione nata per castigare la mitologia Disney e cresciuta fino a far passare la diversa visione della vita (rutti compresi...).

Davanti agli occhi l'invito a diseppellire l'ascia di guerra abbinata al progetto Yo Yo Mundi che si chiama "La banda Tom e altre storie partigiane". Sulla Resistenza, 60 anni dopo, si dovrebbe riuscire a saltare il revisionismo. O no?

La bocca avvitata si accinge a deglutire patate lesse e stracchino al bar. A dopo...

postato da: cielinesodo alle ore gennaio 12, 2005 14:16 | Permalink | commenti (2)
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