REPORT FROM SOFIA
Appunti, suggestioni, lampi, ricordi. Eccovi (in anteprima planetaria...) Sofia, Bulgaria. Cinque giorni di soggiorno non permettono giudizi. Tuttavia è la capitale del prossimo confine perferico dell'Unione Europea. Data prevista dell'ingresso 1° gennaio 2007.
Sofia ha un milione e 300 mila abitanti (tutta la Bulgaria ne fa circa otto). Sembra Belgrado negli anni 70. Il cirillico e la lingua sono un bel muro. Per fortuna, molti parlano e capiscono l'inglese scolastico da viaggio. La televisione in bulgaro trasmette format del genere Striscia la notizia, quiz da Jerry Scotti: identici ai nostri, incomprensibili nei dialoghi. Si mangia al ristorante fico e a quello tipico con 10-12 euro. Un pacchetto di Marlboro in albergo costa due euro. Il taxi si paga come (e meno) della nostra metro. La gente è abbastanza silenziosa e triste. Non c'è molto da vedere oltre cattedrale, chiese e palazzi del potere. In compenso, si fanno un sacco di affari e chi ha il debole per le puttane tende a mettere radici. Di seguito, il resto in ordine sparso.
Governo "monarchico" con Simeone che affida agli yuppies Under 40, figli del regime svezzati dal capitale occidentale, le chiavi dell'economia. Informazione sventagliata (una ventina di quotidiani, una raffica di testate periodiche, televisione di Stato e soprattutto reti private) alla ricerca dei nuovi confini spesso tracciati dai vecchi interessi. Mercato schiuso all'Occidente con formalità da burocrazia-Stato e contrattazioni da bazar. E in autunno si vota: i sondaggi premiano la rimonta socialista del Bsp (orfana di leader) sui "berluscones" del premier Simeone, il salvatore della patria; ma c'è l'incognita del generale giustiziere del crimine che potrebbe sparigliare i giochi.
Intanto Sofia sopravvive come in un limbo. Più Europa, meno certezze. Palazzi in decadenza e imprese edili al lavoro. Vetrine scintillanti di merce: due lev per un euro. Teleriscaldamento garantito a ogni quartiere, telefoni pubblici "muti" (Btk no connecting people sbeffeggia il graffito sull'apparecchio). Yogurth e miele insieme al Big Mc.
L'atmosfera balcanica si confonde con i simboli dell'occidente. Il cuore di Sofia pulsa intorno alla cattedrale costruita in memoria della liberazione dai turchi. Gli ortodossi venerano icone con Cristo, la Madonna e i santi sono quelli cattolici con l'aggiunta di condottieri russi. L'altare è "chiuso" ai fedeli, mentre un imponente baldacchino è riservato all'autorità civile. Del resto, la bandiera bulgara sventola all'esterno delle altre chiese dove la lunga funzione religiosa è accompagnata dalla nenia del coro. All'esterno della cattedrale il mercatino dei souvenir dell'epoca sovietica, ma anche nazista. Matrioske e riproduzioni di icone, orecchini di malachite e collane d'ambra, scacchi e carte telefoniche, fiaschette marchiate Cccp e tovaglie ricamate. A due passi, la Nunziatura Vaticana con la targa celebrativa che ricorda come a metà dell'altro secolo era retta da papa Roncalli: ora viene sorvegliata a vista dalla sicurezza. Dall'altra parte della grande piazza della cattedrale, fianco a fianco le ambasciate di Austria e Italia che si sono scambiate le due palazzine liberty alla fine della prima guerra mondiale.
Nel parcheggio e lungo il vialone, però, il contrasto fra passato e futuro viaggia a quattro ruote. Sul pavè si fanno strada gli stessi modelli di Suv, berline e coupè all'ultima moda di spot. Auto di pochi. Il parco macchine oscilla, invece, fra le serie utilitarie tedesche e giapponesi di fine anni Ottanta e le mai rottamate Leda e Trabant a furor di popolo. Ma dalla gigantesca periferia con i palazzoni che moltiplicano l'effetto Marghera la gente si sposta ancora con le due linee della metro, i filobus e i tram. Non si vedono moto, scooter e nemmeno biciclette: a 600 metri, con una montagna innevata alle spalle della città, l'inverno gela sempre la colonnina di mercurio.
In compenso, la metamorfosi dal comunismo al consumismo è quasi perfettamente compiuta. I centri commerciali sono "europei". La telefonia mobile aggiornata agli Mms. All'insegna McDonald's che campeggia fanno ombra le piccole catene di mordi-e-fuggi. Geox ha il negozio di scarpe che respirano agli stessi prezzi a fianco del palazzo presidenziale, mentre la pasticceria dell'hotel Bulgaria riproduce vetrine e arredamenti da metropoli occidentale.
Sofia by night, invece, insegue come può l'integrazione europea. La discoteca Planet ospita la bella gente che si diverte sotto l'occhio attento di un esercito di gorilla, svezzati dalla malavita degli anni Novanta. Il Tequila Bar con la terrazza in piazza riproduce il battito animale nell'amplificazione intorno a tre banconi ognuno con cubista da tavolo: ingresso 2,5 euro (ragazze gratis) con passaggio al metal detector prima di guadagnare la vista sulle ventenni truccatissime. Il Kamasutra propone spogliarelli e spettacoli lesbo: una sorta di lap dance alla bulgara, frequentato dai militari della Nato che parcheggia gli uomini in divisa da Pm davanti all'ingresso.
Tutto sotto controllo, in sicurezza. Come la prostituzione. Gli alberghi infilano un paio di condom in tutte le stanze, nel cestino del bagno fra sapone, shampoo e dentifricio. E nella hall il personale maschile di servizio, alla vista di 50 euro, è pronto ad accontentare i clienti. Un trillo e la squillo scende dal taxi. Basta intendersi sui gusti.
Mendicano, invece, le lavavetri all'angolo del parco centrale. Vanno a caccia nei cestini le anziane con l'incubo del calendario. Estraggono il lucidascarpe dalla borsetta signore di mezza età che non si compreranno mai il lucida labbra. Indossano cappotti bulgari molte mamme che accompagnano i figli a scuola.
"Siamo un paese con otto milioni di abitanti, ma circa un milione di pensionati sopravvive soprattutto nelle province con l'equivalente di 20-30 euro al mese. Il salario medio tocca i 150 euro, tuttavia molti sono costretti al doppio lavoro o ad arrangiarsi per arrivare a fine mese. E' vero che la crisi del 1997 con un'inflazione al 300% è ormai alle spalle, tuttavia l'ingresso della Bulgaria nell'Unione europea fra due anni comporterà anche costi che non tutti possono sopportare. I due sindacati nazionali denunciano il mancato rispetto della sicurezza nei luoghi di lavoro, ma è come per la legge anti fumo: esiste, è in vigore, tuttavia nessuno la rispetta. E se il sistema scolastico e formativo continua a reggere con oltre il 15% di laureati o diplomati specializzati, sul fronte sanitario e previdenziale gli effetti sono già pesanti per la popolazione che non appartiene al 7% di super-ricchi e al 30% di classe media".
La nicchia di "resistenza" si manifesta più che altro provocatoriamente estemporanea. La scritta che ammicca dal muro: fucking-school.org che traduce l'esuberanza giovanile in un indirizzo Internet. I volantini in inglese che contabilizzano l'acquisto in saldo dei Balcani da parte della Cia: la nostalgia del comunismo fotocopiata all'incrocio con il chilometro zero. L'urlo No War soffocato dalla fermata del tram dipinto di viola come la pubblicità della cioccolata. Gli occhi smaliziati dei Rom, minoranza come l'etnia turca.
In Bulgaria lo sport nazionale è il sollevamento pesi. E fino al 2007 servirà davvero uno sforzo collettivo da titolo olimpico. Il cielo del centro di Sofia è attraversato dagli aerei di linea in fase di atterraggio. Marciapiedi, strade, ferrovie hanno ancora standard da èra Gorbaciov. Il viaggio in Europa è appena cominciato anche a Plovidiv, Varna, Burgas e nelle 28 province, nelle 41 Università, nei 37 mila chilometri di rete stradale. Si marcia con la previsione di un aumento del 4,5% del prodotto interno lordo nel 2005. La zavorra non manca: 14% di disoccupazione di lungo periodo; una mortalità infantile oltre quota 10 ogni mille nati vivi; poco più di 5 mila dollari di reddito annuo medio pro capite.