GIUBILEO-2
Insomma, questa storia del "Giulibeo della maturità" sembra incontrare la curiosità dei viandanti blog. Faccio il bis: raddoppieranno i commenti?
Venerdì 17, sfida alla scaramanzia lanciata due mesi prima dal comitato organizzatore composto da due femmine e due maschi. Inviti spediti a ventaglio, con ogni mezzo: dal tam tam vocale al Dhl personalizzato. Opzione zero: niente professori. Opzione famiglia: si poteva portare seco moglie/marito, fidanzato/fidanzata. Opzione gay: non era prevista coppia accompagnata del medesimo sesso (Eravamo e siamo così sicuri che in quella classe non ci fossero omosessuali?). Opzione vino: assicurata preventivamente da uno del ramo. Opzione giochi: l'anima inguaribilmente goliardico-peter panista era mobilitata prima di fissare la cena. Opzione premi: tutti dovevano portare un regalo. Opzione conto: 32 euri tutto compreso, tranne il taxi per gli alcolisti a fine serata.
Sono arrivato al ristorante-enoteca con soltanto 10 minuti di ritardo sulla convocazione. Trafelato dal lavoro, scaricato da un taxi, sotto la goccia d'acqua che scendeva dal cielo. E con la sigaretta appesa alle labbra. Naturalmente, senza regalo. L'avrei cercato/trovato/prodotto/inventato se non avessi dovuto correre direttamente dal letto al lavoro. Non faccio in tempo a fermarmi davanti al posacenere, davanti alla porta d'ingresso, che mi si parano davanti la prima coppia (lei compagna di classe, lui no) e la prima donna (che non vedevo da un paio d'anni). Saluti, baci, abbracci. Dalla vetrata si riconoscono il comitato organizzatore al completo e i primi cinque-sei della compagnia. Spengo la sigaretta. Ne accendo un'altra. Continua la conversazione, finchè arrivano alla spicciolata altri e altre. "Cosa fate qui fuori al freddo?". "Aspettavamo LUI (e mi indicano tutti...) che smettesse di fumare". Spengo a metà la sigaretta e chioso: "Non ho obbligato nessuno".
Dentro è un bel posto, curato, raffinato. Lunga tavola. Preparata in dettaglio. Ci siamo praticamente tutti. Ammucchiamo cappotti, giubbotti (nessuna pelliccia) in un angolo. C'è l'assegnazione (libera) dei posti con segnaposto rosso (con nome). Saluto e bacio sulla guancia nell'ordine la grande e grossa donna del comitato organizzatore, la miss della classe che continua a fare la star, l'ex socialista craxiano ora forzitaliota che non si leva d'orecchio il cellulare d'ordinanza, l'avvocato (calvo) e l'ingegnere in completo da lavoro. Poi sono fortunanatamente sequestrato dal gruppetto di donne dell'area centr-sinistra: la russa, la cardiologa, l'associata. Occupiamo militarmente l'angolo del tavolo. Iniziano gli scatti digitali. Con la russa ci dedichiamo alle bottiglie. La cardiologa sta seduta di fronte all'uomo che, da ragazzo, avrebbe voluto amorevolmente rapirla (nel corso della serata provvederò a rivelarle l'arcano che ha ignorato per un quarto di secolo). L'associata confessa lo stato d'eccezione in una serata, per lei, eccezionale. La comune si accomuna via via: passa temistocle in gonnella, si siede la coppia di classe, calamitiamo l'ala vivace della tavolata. Si mangia, si beve, si parla, si ride, si ricorda. E si fuma. Con la russa torniamo all'esterno. Passa una giovane compagnia (ragazza nera, ragazzo rasta, un altro con la bottiglia, il terzo con i bicchieri) e noi vecchi ci si guadagna un calice in più di quelli in corpo. Dentro scattano le digitali, si arriva alla fine della cena che prevede ricchi premi e cotillons.
Gaffes a nastro, ovviamente. C'è chi si informa del lavoro con chi è disoccupato. Chi confonde amori d'epoca e separazioni d'annata. Chi prova a farsi notare ma non trova occhi. Gli accompagnatori/trici manifestamente si annioano: "Ciao, sono Pinco. Tu chi sei?" arriva a presentarsi il marito-2 con uno dei commensali. Per fortuna, è il momento dei giochi e degli indovinelli. Torno a fumare, mentre la tavolata assomiglia alla domenica di Maurizio Costanzo. Rientro in tempo per ricevere un posacenere in cambio della data della prima gita scolastica. Digitali con la memoria sempre meno libera. Girano "pergamene" d'epoca con le nostre scritture adolescenziali: suggerimenti ai rappresentanti di classe per tutelare la nostra sopravvivenza scolastica. Spuntano foto a colori stampate Kodak che allora era il massimo: siamo noi, ma eravamo più giovani e meno grassi. A voce, rimbalzano indovinelli con parole liceali che nessuno ha più avuto modo di usare. Si profilano dolci e caffè. Qualcuno comincia ad andarsene. Si torna fuori a fumare. Nell'apposito quoadernetto ognuno è chiamato a lasciare traccia della serata. La russa scrive (in russo, va da sè...) un ammonimento su gioia e vita che traduce solo all'ala "sinistra" della tavolata. La cardiologa si misura da sola il battito: "Le storie incompiute restano lì come una vita parallela che avrebbe potuto cambiare tutto". Ben oltre mezzanotte la comitiva si scioglie. Saluto e bacio come all'ingresso quelli che sono stati sempre lontani, anche a tavola.
Torno a casa dopo una lunga digressione a piedi che culmina nel ritrovare, abbastanza vicino al ristorante-enoteca, l'auto con cui mi scaricano davanti al portone che sono già le due di notte. Più che divertito, mi sono sicuramente rasserenato. E' vero che con l'età tutto peggiora, ma di quella classe a distanza di 25 anni non tutti si sono fatti "giubilare". Anzi. Restiamo renitenti alla leva che va per la maggiore...