CENA BORDELLO
A cena, all'aperto. Intorno a mezzanotte. Nessun romanticismo. Anzi. Un capo, un collega e un amico del collega. Quattro uomini: tre linguine al pesto, una pizza dopo il lardo con i carciofi; birre da una parte del tavolo, bottiglia d'acqua dalla mia. Sotto la tenda, sopra il selciato, davanti al bar degli aperitivi in e sotto un cielo che in lontananza rimbomba di fuochi d'artificio.
Tutti gli occhi sono puntati sul campione di calcio. Una tavolata con lui, moglie, amici, ragazze. Telefonini video che trillano. Conversazioni sull'onda dei palloni gonfiati. Cibo atletico, bicchieri senza vino. Noi giriamo le spalle: gli altri per fame (è l'unico tavolo libero e apparecchiato), personalmente per totale disprezzo del calcio. Si conversa del più e del meno. Lavoro, vacanze, lavoro, famiglia, lavoro, soldi, lavoro, auto, lavoro, donne. Mi concentro molto sulle sigarette chè all'aperto si fuma liberamente. Seguo distratto il ping pong del dialogo. Il capo fai il gigione. Il collega è tutto nella parte: telefona molto anche a tavola. L'amico del collega terremota il tavolo con il suo nervossismo scaricato sugli arti inferiori.
Al capitolo donne della conversazione, giusto a metà della cena di mezzanotte, arriva il fraseggio degno di blog....
Capo: "Quella volta in trasferta sono stati gli altri a decidere di organizzare una gita a troie"
Collega: "E dove siete andati?"
Capo: "In Svizzera, a Lugano. Una specie di discoteca con le troie che ballavano in pista e poi si avvicinavano per trovare l'accordo. Si usciva dalla disco e in un palazzo a fianco con tanti di portiere che controllava c'era il bordello vero e proprio".
(Segue descrizione minuziosa delle prestazioni sessuali a pagamento dello staff di capi in trasferta, tutti più o meno regolarmente sposati e con prole. Non cambia nulla)
Capo: "Non mi ricordo il nome del bordello-discoteca, accidenti..."
L'amico del collega - praticamente muto fino a quel momento - sorseggia la birra, guarda negli occhi il capo e sillaba il nome scritto sull'insegna d'ingresso della falsa discoteca svizzera.
Capo: "Bravo. Giusto. ma la conosci?"
Amico del collega: "Ci sono andato a troie un paio d'anni prima..."
Collega: "Magari, adesso scopriamo che vi siete fatti la stessa...".
Fine cena, finalmente. La carta di credito del capo non "passa". Una, due volte. Imbarazzo. Collega e amico del collega avevano messo la loro parte, in contanti, come me. Il padrone del locale (che si era sperticato inchini e salamelecchi verso il capo) un po' si irrrigidisce. Nel gelo, deciso di estrarre la mia carta di credito. Il capo si distende. Il ristorantore fissa la macchinetta che sputa un OK di incasso sicuro sia pure differito. Firmo con la penna da cameriere invece che con la Mont Blanc allungata al capo. E mi tengo volutamente la ricevuta fiscale scaricabile come nota spese (non la utilizzerò di certo, ma non lo potrà fare nemmeno il capo...). Il capo ringrazia me prima del suo amico padrone del ristorante. Gli altri due ci aspettano fuori da mo'. Sull'uscio, assicura di saldare il suo debito.
Al momento dei saluti, il capo e l'amico del collega non mollano l'argomento principe della loro conversazione da boss. Indicano un portone. Scrutano i campanelli. Adocchiano maliziosi la vetrina. Allungano il collo verso le finestre semichiuse. Si guardano dritti in faccia e si danno di gomito.
"Lì c'è un bordello. Di lusso. Puttane d'alto bordo".
Il rigurgito delle linguine al pesto è inevitabile, per me. Una cena davvero indimenticabile. Per fortuna, stasera mangio prima e in ben altra compagnia. A mezzanotte e un secondo, alzerò un bicchiere finalmente CON ALCOL e il contenuto sarà destinato ad una bella improvvisata al fegato annacquato da un mese di totale, assoluta, ma non definitiva astinenza





