mercoledì, 31 marzo 2004

BLOGOSOFIE 1

Sinagoga di Houtgracht, 27 luglio 1656. La scomunica dei rabbini si abbatte su Baruch Spinoza.

"I signori del ma’ amad da lungo tempo a conoscenza delle opinioni e delle azioni malvagie di Baruch de Spinoza, hanno cercato in vari modi e con diverse promesse di farlo tornare sulla retta via. Ma non essendo riusciti a correggerlo in nessun modo e continuando viceversa a ricevere quotidianamente informazioni serie sulle abominevoli eresie che egli ha compiuto e insegnato nonché sui suoi atti mostruosi, e avendo numerosi testimoni credibili di tutto questo che hanno deposto e testimoniato a tale proposito al cospetto del suddetto Espinoza, sono giunti alla conclusione della verità di tali fatti; e dopo aver preso in esame la questione in presenza degli onorevoli chachamin hanno deciso, con il loro consenso, che il suddetto Espinoza sia scomunicato ed espulso dal popolo di Israele. Su decreto degli angeli e su ordine dei santi, noi scomunichiamo, espelliamo, malediciamo e danniamo Baruch de Espinoza, con il consenso di Dio, sia Egli lodato, e con il consenso dell’intera santa congregazione, e di fronte a questi rotoli che recano scritti al loro interno i 613 precetti, maledicendolo con la scomunica con la quale Joshuamise al bando Gerico e con la maledizione con cui Elisha maledisse i fanciulli e con tutti i castighi che sono scritti nel Libro della Legge. Che egli sia maledetto di giorno e maledetto di notte, maledetto quando si sdraia e maledetto quando si alza, maledetto quando esce e maledetto quando rientra. Il Signore non lo risparmierà: al contrario, la collera del Signore e la sua gelosia si abbatteranno su quest’uomo e tutte le maledizioni scritte in questo libro penderanno su di lui, e il Signore cancellerà il suo nome da sotto il cielo. Il Signore lo allontanerà con tutto il male dalle tribù di Israele, in obbedienza a tutte le maledizioni scritte in questo libro della legge. Voi invece, Voi che siete fedeli al signore vostro Dio, ciascuno di voi è vivo quest’oggi. Nessuno comunichi con lui, neppure per iscritto, né gli accordi alcun favore, né stia con lui sotto lo stesso tetto, né si avvicini a lui a più di quattro cubiti, né legga alcun trattato composto o scritto da lui"

postato da: cielinesodo alle ore marzo 31, 2004 17:15 | Permalink | commenti
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mercoledì, 31 marzo 2004

SERVABO

Le parole di Luigi
GABRIELE POLO


Da oggi i lettori del manifesto troveranno in edicola, insieme al giornale, una videointervista a Luigi Pintor. Costa sei euro, ma vogliamo considerarla come un regalo che facciamo a noi e a tutti voi. «Azione è uscire dalla solitudine», questo il titolo, non è un testamento politico, è l'indicazione di un percorso composto dall'insieme delle ragioni di una vita. Luigi, grazie alla regia di Stefano Grossi, dipinge un quadro fatto di «parole chiave», quelle tratte dai suoi libri, quelle che sceglieva con cura stando attento al peso di ciascuna, riflettendo su ogni riga, quando si metteva davanti alla macchina da scrivere per confortare tutti noi con il rassicurante ticchettio che comunicava a tutta la redazione l'arrivo di uno dei suoi fondi. Articoli che, per altro verso, non erano per nulla «confortanti», ma sempre taglienti riuscendo a «rovesciare» i tanti luoghi comuni di cui è composta la nostra vita quotidiana e, in particolare, la vita dei giornali. Quelle parole sono il filo conduttore dell'intervista: Luigi articola attorno a esse i suoi ragionamenti, le sue ironie e ci lancia un messaggio di ricerca il cui cuore consiste appunto nel bisogno di una conquista. Quella di una sinistra creativa, in opposizione alla deriva un po' statica della routine quotidiana, alla rassegnazione per un mondo sostanzialmente immutabile. La politica in senso proprio, come esercizio alto e necessario che mette in gioco le esistenze personali, contro l'amministrazione dell'esistente. E, questo, senza rimuovere i limiti e gli egoismi con cui tutti gli individui devono fare i conti, nonostante storie di errori (e orrori), di rovesciamento in tragedie delle utopie.

E' quello spirito eretico che era stato alla base della nascita di questo giornale, che lo ha sempre nutrito e che costituisce ancor oggi la sua ragione sociale. Lo stesso con cui offriamo ai lettori questa intervista a Luigi, senza volerlo celebrare ma come prezioso contributo a una ricerca che continua.





postato da: cielinesodo alle ore marzo 31, 2004 16:20 | Permalink | commenti
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mercoledì, 31 marzo 2004

BOLIVIA: BOMBA UMANA ESPLODE IN PARLAMENTO

La notizia è secca, senza particolari, ma in qualche modo racchiude una storia e soprattutto illumina a mo' di metafora l'esodo dell'umanità dal cielo istituzionale.

La notizia arriva da La Paz, Bolivia. Un minatore disoccupato si è ucciso facendosi esplodere addosso una
carica di dinamite, ma all'interno del Parlamento. E con lui, nell'esplosione sono morti alcuni poliziotti che stavano
tentando una trattativa. il primo, provvisorio, bilancio parla di tre morti e sei feriti.
Il minatore disoccupato era entrato in Parlamento con la bomba: reclamava la sua liquidazione. Ha fatto esplodere la dinamite giusto mentre il presidente del parlamento, Hormando Vaca Diez, stava parlando con i giornalisti sulla porta dell'edificio per annunciare che la polizia aveva avviato una trattativa con l'uomo.





postato da: cielinesodo alle ore marzo 31, 2004 00:10 | Permalink | commenti
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martedì, 30 marzo 2004

WU MING 1 sull'ultimo libro di MASSIMO CARLOTTO

Ho divorato in poco più di due ore l'ultimo romanzo di Massimo Carlotto (www.massimocarlotto.it), L'oscura immensità della morte (E/O, Roma 2004).
Qualche anno fa presentai a Bologna Arrivederci amore ciao, che aveva come protagonista Giorgio Pellegrini, "pentito" della lotta armata il cui percorso di formazione criminale iniziava proprio con la scelta del "pentimento" e terminava nella completa abiezione e disumanità.
In quell'occasione dissi che Arrivederci amore ciao restituiva all'espressione "noir" il suo significato letterale: dopo tanta letteratura beige, marroncina, "fumo di londra" e color cacarella, finalmente un romanzo italiano nerissimo, in cui non vi era redenzione, o meglio: vi era la "riabilitazione" dell'ex-compagno agli occhi della società borghese che aveva "tradito". Dal mio punto di vista, il contrario della redenzione.
Dissi che l'approccio di Carlotto era molto più interessante e utile della reiterazione di clichés come lo sbirro buono e onesto, tanto diffusi nella narrativa di genere dello Stivale. Di recente siamo arrivati alla pornografia pura e semplice, con libri scritti da sbirri, dei quali sospetto vengano pubblicati soltanto perché scritti da sbirri (si veda il caso di Michele Giuttari, tanto per non fare nomi).


Dicevo, è molto più interessante un autore che t'infila la merda dritta nelle narici, che ti costringe a identificarti (perché l'io narrante serve a questo) con un personaggio respingente e ad accompagnarlo nella sua scalata sociale in un ambiente codino e perbenista, ad attraversare con lui un Nord-Est corrotto e carente d'ossigeno.
L'oscura immensità della morte si spinge addirittura oltre. Sempre sullo sfondo di un Veneto invigliacchito ed esausto di vivere, Carlotto indaga quella che Giorgio Bocca nel suo libro sul 7 Aprile definiva: "la pietosa, comprensibile faziosità delle vittime e dei parenti".
Mi piace considerare questo libro un contributo anticipato al dibattito su memoria, colpa e pena scatenato dalla richiesta di estradizione in Italia di Cesare Battisti. A dire il vero non si tratta di un dibattito, visto che i media ospitano solo le certezze, le ignoranze e le "male fedi" del partito giustizialista e dei pasdaran della "vendetta infinita" ("opinionisti" affini al Presotto che compare nel romanzo), occultando qualunque parere critico.


Il rapinatore Raffaello Beggiato sta scontando l'ergastolo per avere perso la testa e ucciso due ostaggi presi durante una fuga, in seguito a una rapina andata male. Gli ostaggi erano un bambino di otto anni e sua madre.
Dopo quindici anni di prigione, Beggiato non è più la stessa persona, pur restando fedele a ciò che rimane del codice d'onore della malavita. Ignorando le offerte di sconti di pena, non ha mai rivelato il nome del suo complice mai catturato. E' colpevole di un crimine odioso, ripugnante, eppure ha una sua personale integrità.
Quando a Beggiato viene diagnosticato un cancro, il suo avvocato presenta un'istanza di grazia e - in subordine - una richiesta di sospensione della pena per malattia.
Per la grazia è necessaria l'approvazione dei parenti delle vittime, cosa assai discutibile e reminiscente di un ordinamento giuridico tribale. La vittima, la più lontana dai requisiti di distacco e lucidità necessari a somministrare la giustizia, è chiamata a decidere il destino del suo carnefice di un tempo. In questo modo è costretta a rivangare e rimuginare, e la sorte di una persona dipende dal risultato dei rimuginamenti.
Il parere viene chiesto a Silvano Contin, marito e padre delle due vittime, nel frattempo sprofondato in un pozzo senza fondo di rancore e desiderio di vendetta. Della moglie e del figlio, Contin tiene in casa solo le foto dell'autopsia, perché "il dolore mi [aiuta] a orientarmi nell'oscura immensità della morte".


Parte da qui la catena di eventi che porta la vittima di un tempo a improvvisarsi giustiziere e divenire a sua volta carnefice, e il carnefice di un tempo a divenire prima vittima e poi, con un colpo di scena, redentore che offre all'altro la "seconda possibilità", quella che a lui è stata negata.
In cosa consiste la "seconda possibilità", e in che misura cambierà l'ex-vittima e neo-carnefice? Per saperlo dovete leggere il libro, a cui la mia descrizione scritta a caldo non rende giustizia (oops!).
Si tratta senz'ombra di dubbio di un romanzo "a tesi". Nelle interviste, l'autore non sembra farne mistero. Tuttavia è molto meno didascalico di quanto si possa pensare e, tesi o no, se ne avvertiva la necessità, in un momento di massima strumentalizzazione del dolore dei "parenti delle vittime". Mica di tutte, s'intenda: è presentabile, notiziabile e "spendibile" soltanto il dolore di alcuni e non di altri. I parenti delle vittime del "terrorismo rosso" vanno benissimo; i parenti delle vittime delle stragi di stato sono già meno telegenici; i parenti delle vittime della repressione poliziesca (le centinaia di "morti da Legge Reale"), beh, quelli è meglio lasciarli stare, potrebbero mettersi in testa di sfruttare l'occasione per "fare politica".


Oggi le etichette "noir" e "thriller" vengono appiccicate a due romanzi su tre, gli editori italioti non si preoccupano se il genere s'inflaziona e lo scoppio della bolla è ormai imminente: a loro interessa l'uovo oggi, chi se ne fotte della gallina di domani? Dopodomani, torturati dai crampi della fame, compreranno polli di batteria importati da chissà dove, a rischio d'influenza aviaria. Purtroppo, a differenza degli allevatori giapponesi, nessun editore farà seppuku per la vergogna e il disonore.
Comunque vada, noi ci teniamo ben stretto Carlotto e i suoi romanzi nerissimi.

di Wu Ming 1


















postato da: cielinesodo alle ore marzo 30, 2004 18:06 | Permalink | commenti
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martedì, 30 marzo 2004

CIELI (Meraviglie da contemplare....)

Le agenzie di stampa segnalano l'ultima scoperta sul nostro cervello:

E' un vero e proprio regista

molecolare, il gene che controlla lo sviluppo delle cellule

progenitrici dei neuroni, arrestandone la moltiplicazione al

momento giusto e facendole trasformare in cellule del

cervelletto. Lo ha scoperto il gruppo coordinato dall'Istituto

di neurobiologia e medicina molecolare (INMM) del CNR di Roma,

nella ricerca pubblicata sul Journal of Neuroscience.

Lo studio e' stato condotto in collaborazione con Istituto

Telethon di genetica e medicina di Napoli, Istituto di biologia

e patologia molecolari del CNR e le universita' di Harvard,

Gerusalemme e La Sapienza di Roma.

Il gene si chiama PC3/Tis21 e favorisce lo sviluppo del

cervelletto, l'organo che controlla il coordinamento dei

movimenti. E' infatti questo gene a controllare regolazione e

differenziamento: impone lo ''stop'' alla moltiplicazione delle

cellule bambine dei neuroni (in particolare ai precursori dei

granuli, la specie di neuroni piu' abbondante nel cervelletto) e

a da' il ''via'' a queste stesse cellule perche' comincino a

differenziarsi e quindi a diventare cellule del cervelletto

adulte. I ricercatori hanno scoperto che il gene PC3/Tis21

blocca la moltiplicazione delle cellule per mezzo della ciclina

D1 e da' inizio al differenziamento tramite un altro gene,

chiamato Math1. Lo squilibrio fra questi due processi e'

all'origine di uno dei tumori piu' frequenti nei bambini,

chiamato medulloblastoma e la scoperta del gene sembra

finalmente avere aperto una buona strada nella possibilita', in

futuro, di avere nuove armi efficaci per combatterlo.

''All'origine dei medulloblastomi ci sarebbe un problema di

squilibrio tra la regolazione e il differenziamento'', ha

osservato Tirone. Poter controllare il gene significa percio'

riuscire a ricostruire l'equilibrio mancante, facendo sviluppare

le cellule in modo corretto. Tutto questo, ha aggiunto il

ricercatore ''ci fa sperare di poter intervenire con successo,

in futuro, in tutte quelle patologie che colpiscono questa parte

dell'encefalo, prima fra tutte il medulloblastoma.

In laboratorio, ha detto il responsabile della ricerca,

Felice Tirone, dell'INMM, ''abbiamo gia' verificato che tramite

il gene e' possibile inibire lo sviluppo dei medulloblastomi''.

Si apre quindi la possibilita' di riuscire in futuro a mettere a

punto farmaci capaci di arrestare lo sviluppo di questi tumori.

Quando questo potra' diventare una realta' e' impossibile

prevederlo, ma la ricerca sta andando avanti e presto potranno

cominciare i primi studi sui modelli animali della malattia.

Gli studi condotti nel laboratorio del Cnr hanno consentito

di scoprire, inoltre, che il gene PC3/Tis21 induce il

differenziamento anche in altre aree del cervello. ''La conferma

molecolare di questa osservazione - ha concluso Tirone -

potrebbe aprire la possibilita' di indurre la maturazione di

cellule staminali di diversi distretti del sistema nervoso, con

implicazioni sui processi di riparazione e rigenerazione di aree

cerebrali che hanno subito danni a seguito di lesioni''.

postato da: cielinesodo alle ore marzo 30, 2004 15:01 | Permalink | commenti
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lunedì, 29 marzo 2004

ESODO (lontano da...)

Buone notizie anche dalla Francia...

postato da: cielinesodo alle ore marzo 29, 2004 22:48 | Permalink | commenti
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lunedì, 29 marzo 2004

Dal 31 marzo è in tutte le librerie italiane (e, presto, in traduzione e con ulteriori materiali, lo sarà anche in quelle francesi) il libro IL CASO BATTISTI, edito da NDA Press, e firmato da Valerio Evangelisti, Wu Ming 1, dal sottoscritto e da altri intervenuti per opporsi alla richiesta di estradizione a cui Cesare Battisti è attualmente sottoposto in Francia. Curato dalla redazione di Carmilla, il testo è una collettanea di saggi, riflessioni e documenti che include scritti, tra i molti altri, di Daniel Pennac, Bernard-Henry Lévy, Primo Moroni. Il libro, che si articola in tre parti (L'arresto, la mobilitazione, i primi appelli ; Il caso Battisti. La riflessione ; Il quadro storico ), incarna la risposta che gli intellettuali, non soltanto italiani, tentano di dare all'incredibile processo di distorsione mediatica a cui, qui in Italia, è stato sottoposto il caso di Battisti. In chiusura di volume, alcuni scritti critici sull'opera letteraria di Cesare Battisti e una sua intervista attualmente inedita in Italia, in cui racconta la propria vicenda esistenziale.
Il volume conta 162 pagine e sarà in vendita al prezzo di 8 euro.
Su i Miserabili verranno diffuse le recensioni al libro e le informazioni su date e luoghi di presentazione.




Pubblicato da Giuseppe Genna , Venerdì 26 Marzo 2004






postato da: cielinesodo alle ore marzo 29, 2004 22:47 | Permalink | commenti
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lunedì, 29 marzo 2004

EVIDENZA

Lo si è saputo adesso, vedremo domani come e quanto si parlerà del "nesso" Parmalat-Arcore.

Stefano Tanzi ha candidamente ammesso ai magistrati milanesi (il 26 gennaio): "Spinsi mio padre a chiedere un incontro con Silvio Berlusconi. Questo

perche' io sapevo che i due si conoscevano ''. L'incontro con il

premier (la cui conoscenza con Stefano Tanzi ''risale al primo

anno in cui il Parma era in serie A, nel 1990-1991'') si tenne a

fine novembre dell'anno scorso a palazzo Grazioli.

Tanzi jr lo racconta con queste parole:

 ''All'incontro eravamo presenti solo noi tre.

Devo premettere che siamo andati a Roma con il nostro aereo

privato e che, durante il volo, io ho insistito con mio padre

affinche' fosse chiaro con il presidente a mostrargli la

gravita' della crisi del nostro gruppo. Anche perche' i

quotidiani finanziari avevano iniziato una dura campagna di

informazione sul 'rischio Parmalat'''.

Ma Calisto Tanzi fece ancora di testa sua:

"L'incontro con Berlusconi e' durato poco piu' di

quindici minuti. Mio padre piu' che chiedere un aiuto - come io

gli avevo raccomandato - rappresento' al presidente la crisi del

nostro gruppo come momentanea, certamente non irreversibile''.

Il discorso fu cosi' liquidato ''in poche battute, tanto che il

piatto forte di quell'incontro fu poi parlare di calcio''.

''Uscito da palazzo Grazioli - conclude Stefano Tanzi -  me la

presi molto con mio padre. Aggiungo che Berlusconi, nel

congedarci, disse a mio padre: 'Tienimi al corrente, fatti

sentire'''.

postato da: cielinesodo alle ore marzo 29, 2004 22:44 | Permalink | commenti
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